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Le riflessioni del responsabile messinese di Italexit

Franco Tiano:“Cari giovani, liberatevi della politica di sistema. E’ un danno sociale”

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 Le riflessioni del responsabile messinese di Italexit Franco Tiano:
E’ difficile spiegare ai giovani che, nel presente, stanno commettendo gli stessi errori che abbiamo commesso anche noi ai nostri tempi. E’ difficile spiegare che quei “benefici” non sono altro che un freno ad una macchina che potrebbe sfrecciare alla velocità della luce e che invece percorre la distanza a passo di lumaca. E’ difficile spiegare ai nostri giovani che il “sistema” che è apparso in questi giorni in città, si è manifestato ai tanti come non lo aveva fatto prima. Chissà dove oltre si continuerà a nascondere e quanto danno arrecherà alla città se non uniamo le forze per reprimerlo una volta per tutte. Non sta a noi cittadini valutare giuridicamente quanto sia stato affermato dai pezzi delle istituzioni, non sta a noi accertare la gravità dei fatti. E’ nostro dovere, però, valutare con piglio critico le dinamiche di tanti eventi che ci vedono disuguali nel ricevere benefici e nel percorrere i sentieri di un percorso di vita. Potrei fare tanti esempi al riguardo, tra questi mi viene in mente quello legato agli intrecci tra parentele ed incarichi oppure a scambi di cortesie elettorali e post elettorali. Anche in tema di responsabilità è difficile accettare una diversità di trattamento tra chi ha le spalle larghe e protette da scudi invisibili e chi reso fragile dalle malattie della vita sociale viene trafitto anche dal minimo intoppo. Un modello di vita, quindi, che si è materializzato in questi ultimi anni di estrosa amministrazione pubblica, che analizzata con piglio esterno e con incontaminata forma mentis, senza farsi influenzare dalla politica o dalle predisposizioni di parte al netto di tante sceneggiate a volte volute ed altre obbligate, fa sperare che in città stia maturando una necessità di cambiamento e di riconquista di quei tanto discussi e smarriti valori sociali. Diffido del modo di fare dei miei coetanei e non mi offendo se i giovani leggendo questo mio umile pensiero dovessero diffidare anche di me. Vorrei soltanto che almeno loro potessero avere degli elementi in più per valutare ciò che ultimamente si è materializzato, forse ritenuto politicamente superfluo o inconcepibile, apparentemente teatrale e che invece è la chiave di volta per le future generazioni. Il muro, la cappa, il verminaio in cui si rappresentano i mali prodotti dal sistema. Tutti dovremmo essere liberi ed uguali, con gli stessi diritti e doveri ed apparentemente lo siamo, almeno sulla carta, ma nel concreto non lo siamo per nulla e questo è il motivo di tantissimi fallimenti sociali. A Messina, ahimè, è talmente evidente e si alimenta dalla povertà, non solo economica ma intellettuale ed occupazionale. Andando nel concreto, è bastato al primo cittadino, eliminare qualche privilegiato della pubblica amministrazione per contenere debiti ed ulteriori sprechi. Così come è bastato dare una semplice occhiata e contenere i debiti fuori bilancio, la panacea del sistema, per abbatterli ed eliminare la passata continua perdita. E’ stato facile, inoltre, controllare i lavoratori pubblici del Palazzo e pretendere da loro dei risultati tangibili riguardo le loro attività. Penso ai tanti Vigili Urbani, finalmente presenti sul territorio. Mi piace pensare che le pratiche, ad esempio, vengano smaltite per ordine di entrata e non di amicizia o clientelismo politico. Ecco perché molti di noi, meno giovani e meno schiavi, forse più acciaccati da ferite di percorso significative, sostengono che sia arrivato il momento di aprire gli occhi e di favorire anziché bloccare il cambiamento. Non vogliamo che i nostri giovani, miopi dalle nostre disumane esperienze, siano fagocitati da quel sistema in cui noi siamo stati costretti a vivere. Il cambiamento, possiamo amarlo o odiarlo, a Messina, si chiama decisamente “Cateno De Luca”. Un sindaco che non ho mai conosciuto direttamente, ma che apprezzo per avermi fatto sperare in una città migliore. Tocca ai giovani interessarsi di politica, quanto basti per assaporare l’idea di un profumo nuovo da spargere nella propria città. Il profumo dell’eguaglianza, della libertà e del vivere civile. Quel profumo che ho sentito durante lo strappo di quelle “farlocche” dimissioni, che soltanto un ingenuo avrebbe potuto immaginare fossero vere.
sabato 6 febbraio 2021


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