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Non èquesta l’autonomia che i siciliani si aspettavano

Cmdb su nuove ordinanze e disegni di legge in Sicilia

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Musumeci e De Luca al grido di “Torniamo allo Statuto” utilizzano strumentalmente l’Autonomia Siciliana per tentare di eludere furbescamente i vincoli dei dpcm valevoli per tutta Italia, isole comprese, con improbabili ordinanze e disegni di legge destinate ad essere impugnati in pochi giorni.
Non è questa l’autonomia che si aspettavano i siciliani in questi decenni, ma quella declinata sul territorio in riforme incisive nel sociale, nell’economia, nella cultura, nella realizzazione di una sanità territoriale vicina ai cittadini, nella tutela dei beni culturali, nella difesa del suolo e valorizzazione dell’ambiente e delle sue risorse, il vero tesoro della Regione. Ed invece siamo costretti oggi a leggere gli elogi degli ambienti politici più conservatori e retrivi della Sicilia nei confronti di Musumeci che difende la sacra autonomia siciliana, proprio quegli ambienti che hanno trafugato e depauperato da tempo il “tesoro” siciliano e che non dicono niente sulla sanità regionale allo sfascio, sui ritardi di Musumeci nell’erogazione dei finanziamenti, sugli sceriffi locali alla De Luca che hanno fatto campagna elettorale sulle paure e la disperazione dei cittadini.In un momento così drammatico per l’intero Paese sarebbe più importante valorizzare il principio di solidarietà politica, economica e sociale che da oltre 70 anni ci ricorda l’art. 2 della Costituzione Italiana, piuttosto che difendere un egoistico principio autonomistico che serve solo ad accontentare la “palude” dei Palazzi regionali, chiedendo con forza insieme alle tante realtà territoriali italiane più rispetto dei principi costituzionali, più condivisione nei processi decisionali governativi, più trasparenza nella raccolta e diffusione dei dati, più chiarezza su chiusure incomprensibili (cinema, teatri, scuole, palestre, danza…), più efficienza nell’erogazione dei fondi.Entrando nel merito della questione giuridica che si dibatte in queste ore, sulla base delle nostre informazioni e conoscenze, a parte le probabili implicazioni costituzionali, è errato il riferimento che si continua a fare all’art. 1 comma 16 del decreto-legge n.33/2020, che consentirebbe alle regioni di assumere misure anti-covid più restrittive e permissive, in quanto tale articolo è stato modificato dall’art.1 comma 2 del decreto legge n.125 del 7 ottobre 2020, che consente alle regioni di assumere solo misure più restrittive, mentre quelle più permissive devono essere assunte dopo intesa con il Ministero della Salute. E lo stesso Dpcm del 24 ottobre u.s., anch’esso citato a sproposito, conferma, e non potrebbe essere altrimenti, questa linea.Non sarebbe male insomma ricordarsi che siamo di fronte ad una pandemia e ad uno stato di emergenza nazionale, dichiarato il 31 gennaio scorso dal governo, e non ad una problematica sanitaria locale.
mercoledì 28 ottobre 2020


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