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Non servono grandi opere salvifiche come il ponte, ma una serie di progetti mirati

Apertura alla concertazione per un´occasione da non sprecare

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Le ingenti risorse del Recovery Fund possono rappresentare un grande opportunità per i territori e lecomunità locali. Le sei sezioni delle Linee Guida del Governo Nazionale (Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per la mobilità; Istruzione, formazione, ricerca e cultura; Equità sociale, di genere e territoriale; Salute) indicano i settori e gli ambiti strategici rispetto ai quali orientare gli investimenti nella direzione già indicata dall’Associazione dei Comuni d’Italia: green new deal, trasformazione digitale, contrasto alla povertà. Un'occasione straordinaria anche per la mole di risorse economiche, oltre 200 miliardi, che sono a disposizione del Paese.
Le città devono farsi trovare pronte e presentare progettualità al Governo per strutturare interventimirati che creino sviluppo negli ambiti individuati. Si tratta quindi di immaginare in maniera “chirurgica” proposte e iniziative territoriali che promuovano resilienza e sviluppo. Per questo serve un sforzo delle classi dirigenti locali, e delle comunità nel loro complesso, di declinare sul proprio territorio le priorità indicate nelle linee guida.
In quest’ottica, la Città di Messina rischia di dimostrare di non essere attrezzata e di perdere questa importante occasione.
Il dibattito sull’attraversamento stabile dello Stretto di Messina, nelle versioni del ponte o del tunnel, tradisce una certa pigrizia di elaborazione e non coglie il senso della sfida che abbiamo di fronte. Immaginare di destinare tutte le risorse disponibili ad una unica grande opera, su cui permangono ancora – per utilizzare un eufemismo – troppi dubbi e incertezze, significa rinunciare ad un ragionamento sullo sviluppo locale ampio e articolato. “Facciamo il ponte e tutti i problemi scompariranno” è il messaggio che in tanti lanciano senzariflettere sul fatto che Messina, per oltre quarant’anni, ha rinunciato a sviluppare una o più vocazioni e astrutturare un propria identità. Sotto l’ombra del ponte (che non c’è), la città è caduta inesorabilmente nel baratro.
Allo stesso modo non è sufficiente consegnare al Governo una sorta di “lista della spesa”, un elenco di possibili proposte, che ripercorrano gli ambiti delle linee guida senza avviare un confronto partecipato conle rappresentanze istituzionale, le forze sociali e produttive della città. Abbiamo letto e leggiamo di un parcoprogetti della Giunta De Luca per accedere a 632 milioni di euro del Recovery Fund. Ma i progetti, di cui peraltro si conoscono solo i titoli e il relativo valore economico, dovrebbero essere della Città e non dell’amministrazione di turno, dovrebbero essere di tutti i messinesi e non di questo o quell’assessore.
è inaccettabile che non si sia ritenuto, in una fase cosi importante e delicata, di avviare un confronto apartire dal Consiglio Comunale e quindi con le rappresentanze sindacali e datoriali, con l’Università e con idiversi attori dello sviluppo. Non si tratta unicamente di sensibilità istituzionale e di cultura di governo, maanche dell’intelligenza politica di comprendere che, attorno alle proposte della città, andrebbero creaticondivisione e consenso, così da creare le premesse per agevolarne l’iter anche in sede governativa.
martedì 22 settembre 2020


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