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Nota dell'ex assessore comunale ai servizi Sociali

Migranti, le considerazioni di pippo Teranova sull´azione del Sindaco De Luca

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Il sindaco De Luca, con la sua proposta di chiusura dell’hostspot a suo tempo creato all’interno della caserma Gasparro, ha dato il via ad un vivace confronto sulla questione “migranti” e sui “diritti di cittadinanza” della nostra comunità di Bisconte. 
Prescindendo dalla modalità, con cui De luca ha acceso i riflettori sull’hotspot, non si può non avere comprensione per l’esemplare prova di solidarietà dimostrata dai suddetti nostri concittadini, accogliendo nel proprio territorio un considerevole numero di migranti. Per questa testimonianza, meritano di essere sostenuti nella richiesta di poter godere, finalmente, una vita tranquilla e sicura, come ognuno di noi la pretende per sé e la propria famiglia. Al tempo stesso, è giusto dare una adeguata soluzione alla problematica dei “migranti”, nel rispetto dei principi umanitari e delle apposite normative che, ove risultassero lacunose, ovvero non più attuali, sarebbe doveroso che i responsabili della Cosa Pubblica dedicassero impegno e studio sufficienti per approntare soluzioni e strumenti giuridico-amministrativi adeguati e funzionali allo scopo. una maggiore tolleranza, più concentrazione e collaborazione istituzionale potranno facilitare la composizione delle vertenze e degli interessi delle diverse parti. Il primo esempio potremmo darlo noi cittadini liberamente senza la cogenza della norma. Ad es., per un bimestre ognuno di noi dovrebbe considerare, davvero propri, i problemi dell’altro concittadino. Guadagnare una frazione di tempo, sollecitando, ad es., una persona ad attraversare frettolosamente sulle strisce pedonali, soprattutto se essa è in difficoltà, certo non ci cambia la vita, né ci procura merito ad essere egoisti e scortesi! Tutt’altro! … è proprio dai gesti di solidarietà e di cortesia che potremo trarre motivo di gratificazione. Dovremo abituarci a pensare che la persona che incrociamo, qualunque sia la sua età e la sua condizione, non è un nemico, non è un avversario e neppure un soggetto a noi indifferente. Dovremo, invece, pensare più spesso che la persona che stiamo incrociando è un nostro genitore, una nostra nonna, un figlio, una nipotina, una amica. Se riusciremo ad impegnarci seriamente nell’esperimento, potremo scoprire che il nostro operato ci ha resi davvero un po’ migliori. Inoltre, il risultato ottenuto, che evidenzia il vantaggio riverberatosi sui rapporti interpersonali, potrà sollevare le istituzioni da tanti problemi superflui, di guisa che esse potranno affiancare più efficacemente i cittadini nella soluzione dei loro problemi. è, perciò, auspicabile che il gesto di solidarietà e di cortesia possa tradursi da semplice atto occasionale in condotta permanente, divenendo così un tratto strutturale del nostro vivere quotidiano. La cittadinanza messinese ha uno straordinario bisogno di recuperare il senso di fiducia e la speranza in un futuro che faccia immaginare un mondo migliore soprattutto per i giovani ed i soggetti più fragili. La nostra Gente avverte forte il bisogno di riscattarsi dalla marginalità socio-economica.Non va dimenticato che in ogni casa di Messina c’è il dolore almeno per un figlio , costretto ad abbandonare la propria terra alla ricerca di un avvenire lavorativo. Si tratta di un dramma divenuto lacerante che rischia di spezzare per sempre il vincolo affettivo che lega i giovani alle loro radici. Infatti, contrariamente a quanto accadeva prima, i giovani tendono a non rientrare più nella loro terra. Si consuma così un irreversibile strappo! Per fortuna, spesso vengono in aiuto le forze straordinarie dell’impegno, della volontà e persino della disperazione, che riescono ad indorare la pillola della lacerante separazione, trasformando in realtà più o meno gratificante la nostalgia della lontananza e della emigrazione, imposte dalla assenza di una politica di equo sviluppo, riconducibile alla irresponsabilità ed alla mancanza di progettualità delle classi dirigenti, succedutesi nel tempo. La colpevole miopia politica, per cui paghiamo un duro prezzo, infligge ai figli di Messina una violenza tanto irrazionale quanto ingiusta, che li fa sentire: figli espulsi ed esuli. Così, mentre Messina sprofonda nella depressione socio-economica e invecchia, la storia la scuote con un forte appello, la invita a drizzarsi subito sulla schiena, per riaffidarle il ruolo in cui si è distinta, insieme alla Sicilia, cioè di snodo strategico di sviluppo culturale e politico-economico del Mediterraneo, di naturale Ponte tra l’Europa e l’Africa. Se Messina non aggancia l’ansia di ripresa proveniente dal Paese, rischia di diventare facile preda altrui, ovvero riserva dei talenti dei nostri figli, dei loro e dei nostri sacrifici, fatti allo scopo di dotare i ragazzi di professionalità. Non è più accettabile che al logorante travaglio affettivo ed esistenziale, scaturito dalle dure condizioni imposte alle popolazioni meridionali, si aggiunga anche la beffa di considerarle spregiudicate ed irresponsabili consumatrici di risorse e, non invece, come testimonia la verità di ogni giorno, grandi consumatrici di beni e servizi, prodotti in siti diversi dal Mezzogiorno nonché fornitrici di importanti risparmi e capitali, sfruttati a buon prezzo, per promuovere sviluppo e benessere in territori nazionali anche lontani da quelli dove sono stati generati. Farebbe piacere constatare un impegno totale, potente e solidale per il grande rilancio del Paese ed il Nuovo Risorgimento di Messina , della Sicilia e del Mezzogiorno che coinvolga tutte le istituzioni e tutti gli Italiani. Questa potrebbe rappresentare anche una eloquente prova per il Nuovo Rinascimento italiano e la condizione ideale per accelerare il processo di unificazione politica dell’Europa. è un progetto-sogno che, però, non deve spaventare! Anzi, deve infondere coraggio. Dobbiamo convincerci, insomma, che la paura è la nemica n. 1 del progresso, del nostro riscatto e, soprattutto, del futuro dei nostri figli. Ebbero forse paura i nostri grandi, quando hanno interrogato il loro tempo e sfidato, con orgoglio, l’orizzonte dei “saperi”? Per il “progetto-sogno”, a settembre, alla ripresa della scuola, sarebbe davvero un bel segnale di speranza poter vedere in corteo per le strade di Messina e dell’intero Paese, attorno alla bandiera del nuovo Rinascimento italiano, tutti i nostri giovani, insieme alle “teste bianche”, ai lavoratori e ai disoccupati , per rivendicare il diritto di futuro, il diritto agli affetti, il diritto alla dignità del lavoro, il diritto ad una vita, finalmente, scelta e non imposta da altri, né da peculiarità di altri territori . Dovrebbe essere giunto il momento di archiviare, definitivamente, “il giuoco di rimessa” ed ogni forma di “visione minimalista” o “riparatoria”. La nostra storia dimostra che tale visione politica non solo non paga, ma condanna e relega in una zona marginale di spaventosa debolezza: è accaduto così per il Mezzogiorno in Italia e per l’Italia in Europa. Serve una politica di sviluppo complessivo, basata sugli investimenti e sulla produttività. Finalmente, occorre compiere una operazione di revisione della “cultura del dovere”, pretendendo i diritti a fronte soprattutto dei tributi versati dai cittadini meridionali alla stregua di tutti gli altri, per lo sviluppo ed il progresso dell’intero Paese, dell’Europa, della democrazia globale e per la civiltà dei Popoli. Questa, ora, deve diventare la “mission” anche di Messina! Indefinitiva, il nostro dev’essere il fermo proposito di chi è stato deluso, tradito, derubato della speranza e del futuro, di chi vuole combattere e per questo pretende pari dignità e uguaglianza nei doveri e nei diritti! è il risultato di una meditazione sulla triste realtà in cui ci dibattiamo, in questo tempo di “post covid 19”, di cui non abbiamo ancora visto né l’intero corpo né la coda e speriamo di non doverli mai vedere.. …
venerdì 31 luglio 2020


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