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Storia e Cultura con Progetto Suono

“Liberi di scegliere” da che parte stare secondo Di Bella

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Liberi di Scegliere, questo é il titolo del libro pubblicato dal magistrato Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei minori di Catania e già, per venticnqueanni di quello di Reggio Calabria, e questo è anche il tema centrale del quinto appuntamento della rassegna “Alemanna. Storie di cultura”, promosso dal centro multisperimentale “Progetto Suono”, svolto in presenza, alla chiesa di Santa Maria Alemanna, grazie all'allentamento delle restrizioni anti Covid.
Dare spazio a un magistrato come Roberto Di Bella che, con il suo coraggio di strappare un ragazzo alla propria famiglia, gli ha salvato la vita, spiega Salvo Trimarchi, Libraio - Libreria Feltrinelli, è una deliberata scelta. Sappiamo che non ha salvato il mondo, ma forse qualche vita si, e questo a noi basta per farci da cassa di risonanza del suo operato, grazie anche a questi incontri. Tutti gli autori che abbiamo scelto di portare in questa rassegna, infatti, sono tutti soggetti che hanno scritto libri che hanno dato un contributo alla società.
A presenziare a questo incontro altri due nomi importanti che hanno contribuito alla vittoria di questa battaglia a favore della legalità e contro la criminalità organizzata: Ketty De Gregorio, Psicologa forense presso il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria e di Messina; e Maria Baronello, Funzionario di servizio sociale dell'USSM. di Messina.
Ha voluto essere presente, con un suo contributo a distanza, l'attrice Federica De Cola, che ha parlato della gioia di essere stata testimonial di un messaggio importante, che, ancora oggi, si propaga nelle scuole. Essere stata, soprattutto, ispirazione per tanti giovani, promuovendo la bellezza di un mestiere come quello dell’assistente sociale, che ha e deve essere dolce, ma al tempo stesso professionale, come ho appreso dalla bravissima e professionale Maria Baronello, dice la De Cola. Quest’ultima, conosciuta durante le riprese del film. Un forte segnale che mi resterà per sempre è la figura del giudice Di Bella, che si fa conoscere per la delicatezza di una carezza e il peso di un macigno. Il giudice Di Bella, interviene Ketty De Gregorio, ha spezzato quel muro di omertà che da sempre trova ampio spazio in questi luoghi. Rompe l’idea che la mafia non si sceglie, ma si eredita, salvando generazioni di futuri criminali. La mia scelta di fare il magistrato al tribunale minorile di Reggio Calabria, nasce un po' per caso, per non spostarmi troppo da casa mia, Messina e fuori dai riflettori, che, in quel tempo, erano puntati sulla Sicilia per la recente strage di Capaci. Un'incoscienza che mi ha portato, a differenza di come pensavo, in un posto di prima linea, entrando in contatto con bambini e famiglie legate alla 'Ndrangheta, che agiscono in maniera tribale, e dopo aver visto tanti ragazzi condannati al destino di andare in galera o morti ammazzati, ho deciso di intervenire. Così, ho deciso, trovandomi di fronte un ragazzo in cui quasi tutta la sua famiglia si trovava in carcere, il padre latitante e alcuni parenti morti ammazzati, grazie ad una piega trovata nella norma, con difficoltà, ho deciso di toglierlo all'affido della madre. Allora fui criticato da tutta la stampa locale e nazionale, ma, con quel mio intervento, gli ho dato la possibilità di scegliere. Da allora è nato il progetto, Liberi di Scegliere, diventato ora protocollo governativo, che sta alimentando speranze dove si pensava che non vi potessero essere speranze. Qualche donna grazie al progetto ha deciso di passare il Rubicone per se stessa e per i propri figli. Ancora, sono in contatto epistolare con dei criminali, anche al 41 bis, che mi incoraggiano a continuare in questo progetto, perché sostengono che se ci fosse stato un progetto come questo prima, loro si sarebbero potuti salvare. Avevo scritto un diario e una volta che dovevo lasciare il mio incarico in Calabria, ho deciso con Monica Zapelli, sceneggiatrice del film, di raccontare le mie esperienze, umanizzando la figura del magistrato, vista sempre troppo lontana. Ho voluto dire ai ragazzi che la ‘Ndrangheta è un mondo brutto che non ti da molte libertà di scegliere. Un ringraziamento è andato anche alla prefetta Cosima Di Stani, presente all'evento e che è stata insieme a Di Bella, una delle fautrici del progetto. 
A conclusione, la Baronello che parla della sua attività con i ragazzi di 'ndrangheta che parte dall'osservazione di ragazzi che negli anni diventano uomini e che si rinnova ancora oggi con progetti a Messina. In particolare, ha spiegato: Il valore nuovo è stato la collaborazione degli attori coinvolti. Abbiamo investito sulle relazioni, sulla compassione e la vicinanza, abbiamo aperto spazi in cui il pregiudizio non esisteva. Abbiamo guardato le persone con altri occhi. Siamo funzionari dello Stato e siamo stati espressione di uno Stato accogliente.
Foto di: Antonio De Felice
sabato 22 maggio 2021

Marilena Faranda

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