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Italia a un passo dall’esclusione, un decreto legge salva le Olimpiadi

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L’Italia dello sport salva la sua partecipazione alle Olimpiadi di quest’anno per il rotto della cuffia. Prima di annunciare le sue dimissioni, il premier italiano Giuseppe Conte ha sfruttato l’ultima finestra possibile per approvare un decreto legge che evita all’Italia l’esclusione da parte del CIO. Il Comitato Olimpico Internazionale era pronto a estromettere la nazione dai Giochi per via della riforma dello sport voluta dal primo governo Conte. Il provvedimento infatti non rispettava la Carta Olimpica, visto che rendeva parte del CONI estremamente vincolata al governo, e avrebbe costretto l’Italia a presentarsi a Tokyo 2021 senza simboli nazionali (bandiera, inno, ecc). La disputa andava avanti da oltre due anni e non è mai stata risolta ufficialmente, finché il CIO non ha ricordato all’Italia – nel pieno della crisi pandemica e di governo – la scadenza imminente. Il 27 gennaio infatti si sarebbe riunito prima delle elezioni di marzo, termine ultimo entro il quale l’Italia avrebbe potuto salvare il tricolore. La riforma dello Sport ha modificato la governance dello sport italiano, dando vita a una nuova società direttamente legata al ministero dell’Economia e denominata “Sport e Salute”. Questo ente è dotato di una propria struttura, ha un suo Cda, un patrimonio con (anche) lo Stadio Olimpico di Roma al suo interno e riceve la maggior parte dei contributi che prima dal Governo passavano direttamente al CONI. Parliamo di oltre 350 milioni di euro, destinati a finanziare l’attività sportiva di base e le singole Federazioni, mentre i circa 40 milioni rimanenti vengono assegnati al CONI per l’attività olimpica e di alto livello. La creazione di questa nuova simil-gerarchia, a discapito del comitato olimpico, ha insospettito e – successivamente – irritato il CIO, che ha subito comunicato la necessità di cambiare la riforma. Dopo anni di avvisi e di appelli da parte del presidente del CONI Giovanni Malagò, l’ultimatum, con la situazione risoltasi a un passo dall’esclusione. L’inno, la bandiera e i nostri colori resteranno al loro posto nel corso delle prossime Olimpiadi, spostate dal 2020 al 2021 a causa della pandemia.
venerdì 5 marzo 2021

Maurizio Russo

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