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Intervista a Agostino Zumbo, uno degli interpreti di “Sogno di una notte a Bicocca”

“Non si perde mai la capacità di sognare“

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Mentre la pandemia continua a non lasciar tregua e imperversa il dibattito sui vaccini, scopriamo, fortunatamente, di avere ancora tempo per sognare, di godere ancora di un luogo che ci consente di viaggiare in un altrove immaginario. Torniamo a teatro, a respirare quelle emozioni che solo il palcoscenico è in grado di donare allo spettatore. 
E quest’oggi vi raccontiamo “Sogno di una notte a Bicocca”, secondo appuntamento del Festival Shakespeariano dello Stretto di Daniele Gonciaruk, in scena il prossimo 24 luglio alle ore 21:30 al Palacultura di Messina. Una pièce, scritta e diretta da Francesca Ferro, prodotta dal Teatro Mobile di Catania in prima visione per Messina, dopo due anni di rappresentazione e un ritorno in scena al Teatro Litta di Milano nel maggio scorso.
“Sogno di una notte a Bicocca” ha, alle spalle, una storia lunga e singolare. Nasce nel 2012 dall’esperienza formativa effettuata, presso la casa circondariale di Catania Bicocca, dalla regista Francesca Ferro, che ha diretto un laboratorio di recitazione con i detenuti adulti dell’istituto, con lo scopo di mettere in scena “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Giorno dopo giorno, però, quell’avventura si è rivelata, inaspettatamente, qualcosa di molto più grande di un semplice laboratorio teatrale. E abbiamo scelto di conoscere meglio quest’avventura e con essa la genesi di “Sogno di una notte a Bicocca”, intervistando per voi uno degli undici interpreti della pièce: Agostino Zumbo
Come nasce lo spettacolo teatrale “Sogno di una notte a Bicocca”? Come lo descriverebbe e perché ne consiglierebbe la visione?
“Sogno di una notte a Bicocca” nasce durante l’esperienza laboratoriale effettuata nel 2012, presso la casa circondariale di Catania Bicocca, dalla regista Francesca Ferro. Un’esperienza legata alla messa in scena di “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare. Eppure, lezione dopo lezione, si è andato scrivendo un altro copione. I detenuti hanno filtrato, con la propria sensibilità, la pièce di Shakespeare, riadattando l’opera e realizzando un lavoro straordinario. Nasce così “Sogno di una notte a Bicocca”. 
Noi attori, provenienti da diverse realtà teatrali siciliane, diamo voce sulla scena alle loro emozioni, vestiamo i loro panni. Nello spettacolo, come ai tempi di Shakespeare, gli uomini rivestono ruoli femminili e ciò genera, spesso, situazioni esilaranti. Non mancano, però, anche realistici scontri tra i protagonisti. E si lascia spazio anche all’improvvisazione. Uno spettacolo che mostra come l’uomo non perda mai la capacità di sognare, pur se rinchiuso dentro quattro mura. 
Uno spettacolo che fa riflettere sull’umanità di chi è recluso. Tutti abbiamo un’anima. Spesso sono solo le esperienze a indurre a compiere scelte sbagliate. Non tutti gli errori sono volontari e anche chi è detenuto merita rispetto. 
Carcere e sogno non sono, dunque, due elementi ossimorici, due realtà inconciliabili?
Assolutamente no. Non si perde mai la capacità di sognare, nemmeno quando si è reclusi. Si può sognare sempre, uscire dagli angusti confini di una prigione attraverso la fantasia. Si può vivere una doppia vita, viaggiare anche grazie alla lettura.
Il teatro torna a veicolare messaggi sociali, torna alla sua funzione più autentica ma, prima di tutto, siamo felici di poter dire che si torna a teatro. Da attore come ha vissuto questo lockdown culturale? Immagina un nuovo volto per questo luogo senza tempo?
Durante il lockdown con alcuni colleghi abbiamo intrapreso un’esperienza nuova. Abbiamo iniziato a provare due volte a settimana, online tramite l’ausilio di Zoom, uno spettacolo teatrale. Prove interamente in streaming. Una possibilità nuova ma il vero teatro, chiaramente, è altro. A maggio sono stato entusiasta di ritornare sulla scena, di respirare, nuovamente, l’aria del palcoscenico e ritrovare il contatto con il pubblico. Il teatro non è e non può essere in streaming. 
Spero che in futuro, anche a seguito della campagna vaccinale e con il rispetto delle opportune misure di sicurezza, si possa ritornare a vivere il teatro e la sua magia.


giovedì 22 luglio 2021

Alessia Vanaria

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