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Webinar sulla cultura e sul linguaggio Siciliano

Dialetto: la nostra storia nella lingua da non rinnegare

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Un dialettologo tra i banchi con il prof. Giovanni Ruffino, cultura dialettale ed educazione linguistica, questo il tema dell'evento organizzato dall’Archeoclub di Messina e dalla Delegazione Provinciale SIPBC di Messina, rappresentate rispettivamente dal prof. Bernardo Fazio e dalla prof.ssa Rosa Maria Lucifora, la quale moderando l'incontro ha sottolineato l'importanza del dialetto come luogo del cuore e dei ricordi. 
Ospite d'onore, l'Assessore regionale ai beni culturali e all'Identità siciliana, Roberto Samonà, il quale in un intervento appassionato ha spiegato come l'identità siciliana sia un qualcosa d'innato, generatosi anche da eventi cruenti, ma che ormai vive nei siciliani e per cui non c'è bisogno di fare convegni per parlarne. "Un'identità dalle cento Sicilie", per dirla alla Calvino, ma forse anche mille, sottolinea l'assessore. 
Tante sfaccettature, ovviamente non parliamo di mero folklore, che vorrei che non si perdessero e che, per questo, voglio promuovere nelle scuole. Sono, infatti, in costante contatto con l'assessore all'istruzione Lagalla e, quando, speriamo presto e per sempre, si tornerà in presenza, proporrò l'istituzione di un'ora dedicata al dialetto .  
Ai miei tempi, ricorda la professoressa Paola Radici Colace, filologo classico dell’Ateneo messinese, il dialetto era qualcosa da rifuggire ed io devo ammettere che, grazie al dialettologo Giuseppe Falcone, sono riuscita ad avvicinarmi ai dialetti. Egli diceva che per fare questo mestiere bisogna avere sempre le scarpe impolverate, ovvero, egli andava sempre dagli anziani, cercando di raccogliere quante più informazioni possibili, prima che certe realtà si andassero perdendo. Oggi mi pregio di coordinare dei progetti di recupero dei dialetti. A breve presenteremo una pubblicazione sui dialetti, con contributi siciliani e calabresi. Il dialetto è una grande emozione, per me che sono un'antichista,è come se per comunicare si usasse una citazione di latino e greco . Non, quindi, solo folklore, ma cultura, una cultura che sembra andarsi perdendo, conclude la docente universitaria. 
Sono molto legata alla Sicilia, dice la Patrizia Del Puente, direttrice del Centro Internazionale di Dialettologia dell’Università della Basilicata, in quanto nei miei studi ho potuto riscontrare che ci sono tracce di sicilianità nelle Aree Campane e Lucane, Cilento meridionale e aree della Basilicata. Sicuramente vi sono state migrazioni dalla Sicilia e vi è la presenza di colonie gallo italiche, che si formano in Basilicata, dopo quelle siciliane. A testimonianza di questo, ad esempio, da noi, c'è un paese Camerota, sicilianissimo come dialetto e che ha come Patrono oltre sant'Antonio, Santa Rosalia. Per lo studio dei dialetti in particolare, abbiamo creato, anche, un Centro internazionale di dialettologia interuniversitario con Palermo, composto da me, il professor Sottile e la Professoressa Lucifora. 
Nonostante il nostro impegno, continua con amarezza la Del Puente, ci si scontra, però purtroppo, con una politica che non crede e non investe nella ricostruzione dei dialetti. Mi ha fatto piacere, per fortuna, sentire le parole dell'assessore siciliano, che ha dimostrato la sua passione per le tradizioni e l'identità siciliana. 
Ad entrare nel vivo della tematica, il professor Giovanni Ruffino, professore emerito di Storia della Lingua Italiana dell’Ateneo palermitano, presidente del Centro di Studi filologici e linguistici siciliani, ed accademico della Crusca. Il professore ricorda, anch' egli, il periodo in cui esprimersi in dialetto era una colpa e si veniva puniti e, proprio per una pesante punizione che subì da giovane, di cui ancora oggi non riesce a parlare, che lo portò da grande a specializzarsi nello studio dei dialetti. Negli anni '60 il dialetto era visto come una cosa brutta, quasi fino ai giorni nostri. Il prof. Rufino, condivide dei temi di scuola degli anni '90 in cui si promuoveva l'italiano contro il dialetto, identificato come la lingua della mafia. Per questo oggi è importante riflettere sulla lingua, che non significa parlare il dialetto, ma riflettere su di esso.   Rifacendosi, quindi al progetto dell'Assessore Samonà, precisa che non è tanto produttivo studiare un'ora di dialetto come fosse una lingua, ma è importante occuparsi dello studio della lingua e della storia che c'è dietro. In particolare,  analizzando le caratteristiche della lingua ci spiega Ruffino che, nella Sicilia centro occidentale si riscontra un normannismo, mentre nella Sicilia centro orientale c'è un latinismo e permane l'uso del greco. Come si riscontra ad esempio nella parola di origine greca "spisidda" o del latino come "faidda", si riscontrano delle assonanze con gikarì che a Messina  significa "piegare le lenzuola"  .
Un ausilio della storia degli influssi migratori e dei dialetti ci viene anche dalla toponomastica, ad esempio: 
Acireale (Ct) —> Montalbano Elicona, Ucria Me; Biancavilla, Giarre, Misterbianco, Nicolosi Ct Acitanu, Casiddotu, laccettanu, lacitana, lacitanu;
Montalbano Elicona (Me) —> Agira, Troina En; Misterbianco, Nicolosi Ct Muntalbanisi, Muntarbanisi.
Un altro elemento importante, sono i cognomi:
1. GRECO-BIZANTINO: Calì, Grisati, Crisafulli, Laganà, Schiró, Spanò
2. ARABO: Rabito, Vadalà, Cassaro, Chillemi, Macaluso, Mairnone, Mandalà, Morabito, Mossuto, Canino, Zarcone
3. NORMANNO: Baudo, Giuffrida, Grimaudo, Rinaldi/Rinaudo, Ruggeri, Rib avido
4. ANGIOINO: Aloisio, Corvisieri
5. SPAGNOLO: Castiglia, Blasco, Ragonese, Lopez, Montes, Perez, Zingales  
Il professore, quindi, spiega l’esperienza del Centro di Studi, che, in attuazione di una specifica normativa regionale (legge n. 9 del 2011), alla cui stesura il prof. Ruffino ha personalmente contribuito, si spende nella formazione dei docenti e nell’attuazione di progetti riferibili alla cultura tradizionale (dialetto, letteratura dialettale e folklore). 
Gli interventi didattici programmati nelle scuole di ogni ordine e grado, potranno essere correttamente attuati soltanto se la cultura regionale (la storia, le vicende linguistiche, la letteratura) sarà considerata come parte integrante della storia (sociale, linguistica, letteraria) d'Italia.
Ruffino conclude, quindi, che non è concludente  incoraggiare l'uso del dialetto,  ma neanche reprimerlo, in quanto parte integrante della nostra storia e cultura del Paese.
Foto di: Antonio De Felice
venerdì 23 aprile 2021

Marilena Faranda

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