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La presunta incompatibilità denunciata dal deputato catanese all'ARS

Dino Bramanti risponde a Claudio Fava e precisa la sua posizione giuridica

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Risposta all’interrogazione dell’On. Claudio Fava riguardo la posizione giuridica del Prof. Dino Bramanti, Direttore Scientifico sin dalla sua istituzione dell’IRCCS Centro Neurolesi Bonino-Pulejo. 
 Pur essendo la sua richiesta rivolta all’Assessorato della Salute, considero doveroso dare ai cittadini ogni utile informazione sull’interesse che l’on. Fava ha rivolto alla mia persona. Sul perché di questa interrogazione e perché proprio in questo momento bisogna chiedere a lui. Ritengo che il mio operato sia ben lungi dalla sua sfera di competenza (mi riferisco ai criminali mafiosi ovviamente) non solo perché nel mio lungo corso di lavoro pubblico non ho mai riportato alcuna condanna ma anche perché ritengo di aver operato nell’interesse dei cittadini e soprattutto dei più bisognosi in termini di salute, di scala sociale e di lavoratori. I dubbi posti riguardano la prosecuzione dell’incarico di Direttore Scientifico dell’IRCCS a seguito della quiescenza universitaria dal primo ottobre 2019 e la compatibilità/conferibilità/eleggibilità (e perché no di presentabilità) nella qualità di consigliere comunale nonché l’opportunità a ricoprire questi ruoli. A tutti i quesiti giuridico-amministrativi rispondono le norme vigenti. Senza alcun dubbio il Ministero della Salute ha tagliato corto affermando che “non sussistono profili ostativi alla proseguibilità dell’incarico del Prof. Bramanti di Direttore Scientifico fino alla scadenza contrattuale del 2021”. Per quel che riguarda la presunta incompatibilità, la giurisprudenza si è più volte espressa evidenziando che tali norme si applicano solo ed esclusivamente al Direttore Generale, Sanitario o Amministrativo delle Aziende Sanitarie e non al Direttore Scientifico, chiarendo ogni possibile dubbio interpretativo sul secondo punto. Quanto poi all’inopportunità, questo aspetto non è governato da leggi o interpretazioni amministrative e si riferisce ad una semplice considerazione, se sul piano pratico sia opportuno, o meno, svolgere queste attività laddove la legge, come già visto, le rende possibili e assolutamente compatibili. Ritengo che per la competizione elettorale a Sindaco di Messina, il Presidente della Regione e l’Assessore della Salute abbiamo supportato la mia candidatura non per via della carriera politica precedente priva di tessere, o per l’impegno e l’esperienza in tale ambito, ma per le competenze professionali-gestionali ricadenti sulle strutture pubbliche e, nello specifico, nel settore scientifico e sanitario e per i risultati lavorativi conseguiti in ambito economico e lavorativo nel massimo della trasparenza amministrativa riconosciuta a livello nazionale. Per questo motivo ho accettato e mi sono impegnato, per quanto possibile, in questo ruolo che si riverbera ancora oggi dagli scranni del Comune ai laboratori di ricerca, alle degenze, ai consessi nazionali ed internazionali. Pur non confliggendo e senza incorrere in dimenticanze o commistioni sia in campagna elettorale che dopo, ho sempre cercato di portare il meglio della mia esperienza e del mio lavoro a chi ha avuto e ha ancora bisogno di noi, e proverò a farlo ancora fino alla fine della mia attività. Senza condanne e con la coscienza e la competenza di chi ha fatto della appartenenza alla sua terra e della qualità dei suoi concittadini terreno di confronto extraregionale con tutti e di orgoglio siciliano. Sono consapevole dei risultati tangibili e spero universalmente interpretabili fin qui raggiunti in ambito lavorativo. Se questo è un crimine e per di più di stampo mafioso, lasciatemi dire che finora non ho capito nulla di nulla. Ma è pur certo che lo rifarei!”.
venerdì 8 novembre 2019


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