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Il nuovo ordinamento giudiziario per il responsabile Sicurezza di Civica Popolare contiene troppi elementi pericolosi

Riforma ordinamento giudiziario, Di Giacomo (C.P.) chiama Gentiloni invitandolo ad uno stop

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 “Uno stop, una pausa di riflessione e di approfondimento”: è la richiesta che il responsabile Sicurezza per Civica Popolare e segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo(nella foto) ha rivolto al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni dopo l’annuncio ieri che i decreti attuativi della riforma carceraria saranno all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 22 febbraio prossimo.
Di Giacomo in una telefonata stamattina da Palermo dove è impegnato per la campagna elettorale lo ha invitato a fermarsi. “A volte è più saggio ammettere lo sbaglio – sostiene – che continuare a sbagliare. Parliamo di un provvedimento di forte impatto per la sicurezza non solo nelle carceri quanto dei cittadini deciso in maniera troppo frettolosa, senza il giusto approfondimento e l’adeguata consultazione. E’ questo un tema che non appartiene né alla destra e né alla sinistra perché alla sempre più diffusa paura tra i cittadini, alimentata dai continui fatti di cronaca di questi giorni, si aggiunge per tanti capi mafia e appartenenti ad organizzazioni criminali sottoposti al 41 bis la possibilità di uscire dal regime duro per godere di misure di detenzione “più comoda”.
Ci sono in proposito magistrati che se ne occupano da molti anni e che ci mettono in guardia sui rischi reali del provvedimento. Ascoltiamoli.
Il nuovo ordinamento giudiziario, così come è formulato – continua il responsabile Sicurezza di Civica Popolare – contiene troppi elementi pericolosi tra i quali il cosiddetto “scioglimento del cumulo di pena”, la riduzione dell’uso della detenzione, l’aumento di benefici ai detenuti, l’anticipo dei termini di scarcerazione anche con l’incremento del numero di braccialetti elettronici. L’errore più grave è l ‘aumento della liberazione anticipata a 75 giorni a semestre, oltre ad un insieme di altre previsioni che di fatto cancellano la certezza della pena. La cosiddetta rieducazione dei detenuti, come i cosiddetti problemi di affettività (le “stanze dell’amore”) – afferma Di Giacomo - non si possono confondere con un sistema carcerario che già oggi con le “celle aperte” produce gravissimi problemi al personale al lavoro negli istituti penitenziari, dove atti di violenza tra detenuti hanno avuto un incremento del 700% e ogni giorno 12 poliziotti in media sono costretti a ricorrere alle cure di sanitari.Il carcere – dice Di Giacomo - è lo specchio di quello che succede anche all’esterno con intere zone, quartieri di città in mano a delinquenti ed extracomunitari clandestini, che come hanno dimostrato i numerosi ed efferati fatti di cronaca sono gli autori di rapine, aggressioni specie nei confronti degli anziani, insieme alle donne tra le categorie sociali più vulnerabili. Altro che creare più sicurezza svuotando le carceri e introducendo misure cosiddette alternative e di ravvedimento; con più malviventi in giro accade esattamente il contrario. Di qui l’appello al Premier Gentiloni: “fermatevi prima che sia troppo tardi, perché pur riconoscendomi nella coalizione che sostiene il Governo – conclude – dissento dal provvedimento del Ministro Orlando come ho già avuto modo di spiegare nel mio tour denominato “vittime e carnefici” tra le città italiane, nei mesi scorsi, e continuerò a fare nei miei incontri elettorali in Sicilia”.
sabato 17 febbraio 2018


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