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I diritti non sono subordinati alla nazionalità dei destinatari degli alloggi

Fronte Popolare Autorganizzato: l’edilizia pubblica inadeguata a rispondere ai bisogni

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 Messina - Il Fronte Popolare Autorganizzato Si Cobas ringrazia la stampa cittadina per l’enorme sostegno dato nella battaglia a favore della famiglia Barbuscia e di quanti, con essa, a Zafferia e altrove, stanno lottando per il riconoscimento di uno dei più fondamentali dei diritti: quello alla casa.
Tuttavia di fronte a dei potenziali equivoci trapelati, il Fronte avverte la necessità di chiarire che i diritti non sono subordinati alla nazionalità dei destinatari e che l’unica distinzione possibile è quella tra chi ha accesso a questi diritti e chi, invece, tale accesso lo vede negato.Non esistono poveri di serie A e poveri di serie B, poveri stranieri e poveri italiani.
Noi del Fronte Popolare Autorganizzato- SI Cobas Messina, ci butteremmo nel fuoco per difendere un diritto negato, a prescindere dalla nazionalità del suo portatore. A tale riguardo, vorremo fare un chiarimento circa l’assegnazione in deroga di una casa popolare a una famiglia Rom, di cui si è fatto accenno in un altrimenti meritevole articolo della Gazzetta della Sud. Un chiarimento reso obbligato dal fatto che a seguire la vertenza in questione sono state le stesse persone che animano oggi il Fronte. Dopo essere stati sgomberati dal campo Rom, attraverso un progetto europeo chiamato “casa lavoro”, la Città di Messina governata dal Sindaco Buzzanca attingeva a tali fondi affinché questi nuclei familiari potessero avere una casa.
Tuttavia il canone di locazione della casa prescelta, appartenente a un privato, ammontava a 1200 euro mensili. Troppi perché la famiglia potesse pagarli allorché venne meno l’ausilio della Caritas, che si era fatta carico della spesa per un anno. Nel frattempo lo stesso nucleo familiare, con a carico minori, tra cui una invalida, fece regolare domanda per la casa popolare e vi rientrò in quanto aveva i requisiti. Simultaneamente lo sfratto si faceva esecutivo. Servirono cinque picchetti antisfratto per evitare che finissero per strada tutti, compresi i bambini. Ma la famiglia era al 48°posto in graduatoria, e il comune era abbondantemente in ritardo nelle assegnazioni. Ragione per cui, dopo decine di denunce con cui si evidenziavano sia la lentezza del Comune, sia l’inaccettabile destino di questo nucleo familiare con membri disabili votato inesorabilmente alla strada, il Sindaco Accorinti firmò quell’assegnazione in deroga. Non vi fu, insomma, nessun regalo e nessun privilegio. In quell’anno si portò semplicemente avanti una lotta per l’ acquisizione di un diritto inderogabile come quello alla casa. Infine vorremmo ricordare che non è né utile né proficuo distinguere agevolmente tra occupanti legali e abusivi delle case popolari. Molto più utile sarebbe infatti concentrarsi sulle case vuote. Ogni anno migliaia di famiglie siciliane sono vittime di sfratto, in gran parte per morosità incolpevole. L’edilizia pubblica si è rivelata qualitativamente e quantitativamente inadeguata a rispondere ai bisogni. Ugualmente inefficaci sono le misure economiche di sostegno a favore delle famiglie in stato di necessità. Il mercato immobiliare privato, inoltre, non rappresenta certamente una opzione eleggibile per gran parte di questi nuclei familiari, composte da persone escluse dal reddito oltre che dal diritto all’abitare. Questa cronica situazione di esclusione dai diritti più elementari costringe tanti all’abusivismo, innescando risposte istituzionali meramente legalitarie che trasformano la questione sociale in questione penale, negando così la giustizia sostanziale.
lunedì 19 giugno 2017

Dario Buonfiglio

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