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Con una nota a firma di Saro Visicaro

I radicali sul caso Hot spot a Messina

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Con la seguente  nota  a firma di Saro Visicaro(nella foto),  i radicali assumono una posizione critica  sul caso Hot spot a Messina:
La presunta “confusione” sul caso Hot spot a Messina non è certo frutto del caso. Le notizie nebbiose e parziali hanno prodotto, settimana dopo settimana, l’indifferenza e l’inerzia necessarie per tentare di arrivare in modo indolore alla accettazione e condivisione di un progetto folle. Fuori dai luoghi comuni e dalla retorica ideologica di gruppi e gruppetti sarebbe invece indispensabile trovare una sintesi tra il “possibile e il doveroso”. C’è da chiedersi, preliminarmente, come possa essere possibile e ragionevole realizzare, in tempi brevi, dentro una caserma una struttura sufficiente a contenere circa tremila persone. Minori non accompagnati, donne, uomini di età e provenienze diverse tra di loro. Struttura non certamente in grado di rispettare i livelli minimi di diritti della persona. Si intende infatti realizzare, in termini numerici, una città dentro la città. Per capirci la struttura ipotizzata è paragonabile, in termini numerici e per numero di abitanti, a un comune della grandezza di Letojanni, Falcone, S. Angelo di Brolo o S. Piero Patti. Insomma il centonovesimo comune della ex Provincia di Messina. Con la evidente differenza che, rispetto al numero delle persone ospitate, non corrisponderebbero un’adeguata superficie, spazi, servizi e strutture ricettive accettabili. Si riprodurrebbero così le carenze degli Hot spot di Pozzallo o Trapani. Nascerebbero inaccettabili promiscuità, carenze igieniche, mense insufficienti, assenza di spazi sociali. I minori non accompagnati sarebbero costretti a soggiornare per lunghi periodi assieme agli adulti. Anche a Messina si avrebbero le medesime problematiche già riscontrate dalla Commissione Nazionale d’inchiesta nel sistema di accoglienza diffuso in Italia. 
Il nodo del problema, per l’attivazione del fattibile, richiede quindi da parte del sindaco, in quanto rappresentante e responsabile dell’intera comunità, un’azione immediata e risoluta nei confronti di tutte le istituzioni (locali, regionali e nazionali) per impedire che venga realizzata una struttura contro e fuori da ogni legalità e contro ogni logica che assicuri “la vita del diritto e il diritto alla vita”. 
I doveri di cittadinanza lo impongono cosi come la lotta alle mostruose schiavitù. Il sindaco e il Consiglio Comunale, dunque, devono riappropriarsi delle loro specificità.
 Esattamente quelle del loro mandato e previste dal sistema democratico, dall’autodeterminazione e dall’autonomia amministrativa riconosciute dalla Costituzione Italiana. I cittadini devono avere diritto e possibilità di conoscere e decidere. Ad oggi questa possibilità è stata negata e manipolata attraverso la mancanza di ogni coinvolgimento e di ogni possibilità di confronto ed espressione.
giovedì 13 aprile 2017


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