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Riceviamo e pubblichiamo una nota di un nostro lettore sul tema dell'ambulantato:

Regolamentare il commercio ambulante

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Riceviamo e pubblichiamo una nota di un nostro lettore sul tema dell'ambulantato:
Mi rivolgo ai tanti o pochi (ma spero siano tanti) lettori di età quasi veneranda con il futuro già alle spalle, come lo è quella del sottoscritto che ne segna 82. L’argomento è il cosiddetto “ambulantato” ovvero l’attività svolta da chi dispensa beni e servizi senza fissa dimora, ma anche a posto fisso. Noi vecchietti conserviamo un nostalgico ricordo dei “banniaturi”. Reminiscenze quasi sbiadite riguardanti gli anni 50/60, dal fruttivendolo al pescivendolo, ma anche al venditore di “liscia” poi resa più “fine” con “varechina”. Senza dimenticare “ u lattaru” che girava per i cortili con le sue tre o quattro pecore scampanellanti e dava il piacere di assistere alla “mungitura” in diretta. Oppure al venditore di “giosa” (gelsi) il cui colore chiazzava anche il suo viso; e anche “u stagnataru” e u “mmolafobbici e cuteddra”. C’erano anche allora gli “ambulanti occasionali”, quelli che armavano banconi, banchetti e tende in occasione di Fiere o festività religiose o sportive. Si tratta di attività la cui esistenza ed evoluzione faranno sempre e comunque parte del costume - e anche del malcostume - poiché è ormai acclarato che una larga fascia di tali operatori pratichi la legge della giungla piuttosto che quella del rispetto dei regolamenti, dimenticando - o forse costretti a non tenerne conto - che il rispetto delle Norme rimane sempre e comunque uno dei principali cardini della società moderna bene organizzata. Si tratta - manco a dirlo - di un problema che affligge anche questa nostra bella città, e purtroppo non si tratta di casi sporadici che, ove così fosse, saremmo nell’ambito del fisiologico, atteso che in tutte le attività, professionali, commerciali politiche o artistiche, c’è sempre e ci sarà sempre, una percentuale di soggetti che viola le regole. Negli ultimi tempi stampa e tv locale ha scritto e discusso del fenomeno “ambulantato selvaggio” con ampi servizi concernenti sgomberi eseguiti in alcune zone della città. Sono del parere che non servano i “blitz”, ossia la spettacolarizzazione degli interventi, ma piuttosto l’organizzazione di una vigilanza costante del territorio in guisa da realizzare una condizione che “de facto” impedisca l’alzata di banchi e banchetti in ogni angolo di strada, almeno per contenere il fenomeno entro una dimensione di “normalità fisiologica”. Infatti, è innegabile, che calato il sipario sull’operazione/spettacolo, dopo ventiquattro ore tutto torna come prima. Attenzione però; non sto invocando un’attività di controllo feroce, perché sono convinto l’umana comprensione debba – o dovrebbe - governare ogni decisione punitiva, visto che in molti casi le violazioni hanno a monte il cosiddetto “stato di necessità”, che si raccorda con l’imprescindibile diritto/dovere di potere sfamare i propri figli. No, non si tratta di “buonismo”, ma piuttosto della necessità di valutare a caso a caso, perché – parliamoci chiaro – quando un soggetto giovane con moglie e figli, disoccupato, si trova con le spalle al muro, è preferibile decida di vendere abusivamente arance e limoni lungo il viale Giostra, piuttosto che trovartelo armato e incappucciato mentre fai la fila in farmacia. L’altra piaga, connessa al problema, riguarda l’occupazione di suolo da parte degli esercizi commerciali “in regola”. Un esempio? Eccolo. Mi riferisco alla scandalosa situazione presente nell’ultimo tratto lato nord della Via Placida, dove risulta occupata la sede carrabile e il marciapiede da banconi di frutta e verdura e relativi camion carichi; Officine, Bar, Gommista e, dulcis in fundo, una pescheria il cui bancone di esposizione e vendita deborda dal marciapiede fino a qualche metro sulla sede carrabile e – udite, udite – una tenda verticale trasversale rispetto al transito pedonale, che obbliga i passanti a camminare in quella residua fascia di strada, col rischio di essere asfaltati da qualche automobilista fuori di testa. Insomma, un quadro veramente sconcertante che richiederebbe, almeno, un controllo delle autorizzazioni cui dovrebbe essere in possesso questo gruppo di “commercianti e operatori allo sbaraglio”.Vabbè, pensiamo a tutto, ma non dimentichiamo il dato logico più importante e cioè che l’abusivismo rappresenta una sponda del problema. Sull’altra ci siamo noi: quelli che lo alimentano.
sabato 13 aprile 2019

Antonino Marino – (cittadino di Messina)

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