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A dirlo è l’analisi di Crif Ratings condotta sui bilanci dei comuni italiani

Messina si classifica all’undicesimo posto in Italia per il mancato pagamento della tassa dei rifiuti

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Messina si classifica all’undicesimo posto in Italia per il mancato pagamento della tassa dei rifiuti. A dirlo è l’analisi di Crif Ratings condotta sui bilanci dei comuni italiani che ha analizzato i mancati incassi su base pro capite relativi alla tassa rifiuti del 2016, evidenziando le differenze emergenti a livello regionale, provinciale e di città metropolitane.
Nella provincia di Messina mancano all’appello 58 euro per cittadino, 98 euro se si considera Messina come città metropolitana.
Confrontando le regioni italiane tra loro si nota come la Sicilia si posizioni al secondo posto per la mancata riscossione pro capite della tassa sui rifiuti con una media di 77 euro su un accertato del 38%. Al primo posto vi è il Lazio (con 121 euro e quasi il 51% degli importi accertati), al terzo la Campania (63 euro) e al quarto la Calabria (circa 45 euro).Tra le regioni virtuose si trovano quelle a statuto speciale del Nord Italia (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Val d’Aosta), la Lombardia e il Veneto con mancati incassi pro capite inferiori a 10 euro (ovvero meno dell’4% sull’accertato). A livello nazionale, secondo il report di Crif Ratings, ogni anno manca all’appello il 20% dei corrispettivi dovuti, che tradotto in altre parole significa che una famiglia italiana su cinque non paga. L’ammanco ha raggiunto EUR 1,8mld nel 2016 e si è attestato mediamente intorno ad EUR 1,7mld annui nel triennio 2014-2016.I dati relativi ai mancati incassi, esposti in modo aggregato su base pro capite per l’ambito territoriale di riferimento, sono calcolati come differenza accertamenti della Tassa Rifiuti (‘TARI’) e l’ammontare effettivamente riscosso. In generale CRIF Ratings rileva che la TARI rappresenta in media circa il 30% del totale delle entrate tributarie e risulta essere il tributo che maggiormente si presta a non essere pagato dagli utenti data la natura “quasi universalistica” del servizio. Infatti, risulta difficile discriminare la raccolta per le utenze morose.Sebbene la base del tributo sia legata al principio del “chi inquina paga” sancito dell’Unione Europea, il corrispettivo dovuto dall’utenza è legato esclusivamente ad elementi che esulano dall’effettivo utilizzo del servizio (ovvero superficie dell’abitazione e numero componenti del nucleo familiare), e pertanto tende ad amplificare le esternalità negative di comportamenti spesso “non etici”. Inoltre, dal punto di vista finanziario, l’applicazione della logica del tributo fa restare in capo ai Comuni il rischio di mancata riscossione. 
La catena del valore nel settore ambientale
L’intera catena del valore nel settore ambientale è caratterizzata da tre fasi ben distinte, la raccolta e il trasporto, il trattamento e lo smaltimento. 
La prima fase - raccolta e trasporto - è la fase preminente per valore aggiunto e numero di occupati, essendo caratterizzata da elevata intensità di lavoro. Generalmente la raccolta è divisa in due processi distinti, uno legato alla raccolta indifferenziata e uno per la differenziata (che raggruppa i rifiuti in base a frazioni merceologiche omogenee) ed è operata in regime di monopolio. La fase di trattamento invece ha il compito di preparare i rifiuti in vista del riciclaggio, recupero o smaltimento finale. 
Essendo la natura del servizio caratterizzata da alta intensità di capitale ed elevata complessità degli impianti, quest’attività è spesso svolta in natura consortile tra differenti realtà (pubbliche e private). Infine l’ultima fase - smaltimento - rappresenta una fase residuale nella quale i rifiuti che non possono essere trattati altrimenti trovano il loro “fine vita”.
lunedì 23 luglio 2018


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