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Al fine di esplorare la prevedibilità dei terremoti

Sensori di terremoti e tsunami installati nello Stretto di Messina

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Installatii nuovi sensori sismici nello stretto di Messina e nel Mar Ionio, al fine di monitorare ed inviduare delle faglie sconosciute. L’idea è nata dalla collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e l’Università Sapienza di Roma, che si sono posti l’obiettivo di monitorare la zona dello stretto di Messina e dello Ionio.
Ad installare i sensori in fondo al mare, è stato il gruppo di collaboratori assistiti dall’equipaggio della nave Minerva Uno. Esattamente, sono stati installati 8 sismometri e 2 moduli con sensori per l’analisi delle emissioni dei gas, nel Mar Ionio. Gli strumenti, dovranno restare sul fondo del mare per un periodo di 12 mesi; alla fine di questo periodo, verranno ripresi gli strumenti per poi studiare i dati raccolti in merito alle potenziali faglie che causano terremoti.L’obiettivo è registrare i movimenti del suolo in caso di eventi sismici e le emissioni gassose del fondale ionico per circa 12 mesi.
 Al termine di tale periodo, gli strumenti verranno sganciati dalla zavorra che li tiene ancorati in fondo al mare e saliranno in superficie, dove saranno recuperati. Con i nuovi dati raccolti, sarà possibile individuare e definire le faglie potenzialmente all’origine di terremoti e tsunami e raccogliere anche informazioni per lo studio di possibili fenomeni precursori dei terremoti, come ad esempio anomalie nelle modalità del degassamento dai fondali marini, al fine di esplorare la prevedibilità dei terremoti.I due moduli per le analisi geochimiche sono stati installati proprio per quest’ultima finalità. La regione dello Stretto di Messina e il vicino Mar Ionio, osserva l’Ingv, sono state le aree all’origine di importanti terremoti e maremoti nel corso degli ultimi secoli che hanno provocato morte e distruzione. Fra questi vi sono eventi sismici, come quelli del 1908 a Messina e Reggio Calabria, nel 1905 e 1783 nella Calabria meridionale, tuttavia le faglie da cui hanno avuto origine questi terremoti sono ancora totalmente o parzialmente sconosciute.
domenica 18 giugno 2017

Dario Buonfiglio

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