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70 settimana liturgica: Omelia di mons. Meini in Cattedrale

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In occasione della 70 Settimana liturgica, nel giorno di Santa Monica, madre di sant'Agostino, è stata celebrata in cattedrale una messa presieduta dal Vescovo Mario Meini, vicepresidente della conferenza episcopale e promotore del dipartimento di liturgia, che porterà alla imminente pubblicazione della terza edizione del messale. 
Meini, nella sua omelia, ha invitato i vescovi, i sacerdoti e tutto il popolo della chiesa a non autoincensarsi attraverso la liturgia, ma di farne un momento di lode al Signore. Cosa, quest'ultima, che non deve essere intermittente e non deve prescindere dai principi di giustizia, misericordia, santità e fedeltà, cercando, tanto nella tradizione che nell'innovazione dei tempi, di restare sempre fedeli al messaggio divino, sia verso l'altro, esempio i migranti, sia verso se stessi. nel rispetto del proprio corpo e della propria persona. 
Di seguito il testo integrale dell'omelia:
Ringraziamo il Signore che ci ha riuniti per questa eucarestia, in questa bella cattedrale. Ci  riunisce insieme attorno all'altare ci ha fatto ascoltare la sua parola, ci dona i suoi sacramenti. Ringraziamolo, anche per tutto il bene che con la grazia del Suo Spirito sta seminando anche questa settimana. In questo bene, ci sono anche gli ammonimenti che abbiamo sentito nel Vangelo, c'erano ieri, continuano oggi. Il Signore continua a metterci sempre in guardia. Si rivolge ai farisei, però, Gesù non critica l'osservanza di alcune buone pratiche, ma chiede, soprattutto, di praticare la giustizia, la misericordia, la fedeltà. Questa è la richiesta del Signore, allora come oggi, ed è una richiesta che abbraccia tutta la vita del cristiano e la vita della chiesa nel suo insieme. Tutti noi, ciascuno personalmente e riuniti insieme, siamo scelti per essere santi e immacolati difronte a lui nella carità. Stiamo meditando insieme Cristo. Oggi l'esempio bello e fulgido di Santa Monica, risplende di fronte a lui. Giustizia e santità, che in lei si fanno preghiera, misericordia, invocata dal Signore per la sua famiglia, per il figlio Agostino. Cosa chiede oggi a noi il Signore? Sto pensando alla settimana del CAAL, sto pensando a gente esperta di liturgia. Gli avvertimenti del Signore, riguardano anche la vita liturgica, inserita nell'insieme della vita cristiana. Credo che Gesù non ci rimproveri la buona osservanza di ciò che chiamano antico, e nemmeno delle aggiunte che spesso si fanno delle rubriche, come i farisei che pagavano le merci dovute con le decime, ma anche prendevano la menta, il cumunino, gli ortaggi e delle erbe aromatiche. Non è questo che rimprovera, Gesù ci mette in guardia, perché nelle nostre celebrazioni e dalle nostre celebrazioni alla nostra vita, non manchi mai il desiderio della giustizia e della santità divina, della misericordia e della fedeltà, virtù umane senza le quali il nostro culto non sarebbe culto spirituale, culto intelligente, offerta di lode viva, santa e gradita a Dio. Virtù umane e virtù cristiane, se concepite, vissute e attuate come dono del Signore, imitazione della sua vita, esempio e frutto della comunione con Lui. Poco vale lo dico al Vescovo e ai fratelli avere la mitra sulla testa, se la sua mente non risplende di santità evangelica; poco vale indossare pizzi e merletti, se la sua veste non è candida; poco vale una perfetta geometria dei movimenti circolativi, una grande armonia dei canti, se non è espressione della disciplina interiore, che non è fatta di umiltà, obbedienza, mansuetudine. Sono tentazioni tipiche dei tradizionalisti o dei neo tradizionalisti, forse si, ma possono essere anche le tentazioni di chi si sente innovativo capace di aggiungere forme nuove e di farsi notare dall'assemblea, ma incapace di fondersi nell'unico popolo di Dio, come uno fra i tanti fratelli davanti a Lui, Gesù. Giustizia, Santità, vedo un suo contrario nella tentazione dell'autoreferenzialità, tentazione di sempre che nella celebrazione liturgica può trovare la sua rivolta. Quando un ministro sacro incensa se stesso, celebra la sua persona, bestemmia, che sia il Vescovo, il sacerdote, il diacono, il lettore, il cantore, insomma chiunque. Bestemmia, perché offende Dio si mette al suo posto, mentre chi celebra con umiltà e santità di vita, ringrazia Dio che gli concede di stare alla sua presenza a compiere il servizio della lode. Santità di vita, giustizia e abbandono fiducioso al Signore, desiderio di compiere la sua volontà. Questo il sacrificio perenne gradito a Dio. Il Signore ci chiede, giustizia, santità e misericordia, ce la chiede semplicemente, perché egli è misericordia e perdono. Se vogliamo ricevere la comunione ed essere trasformati in lui, dobbiamo essere disponibili a coltivare e ad esprimere sentimenti come i suoi. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù e Cristo Gesù è misericordia, è la misericordia del padre fatta carne. Ricordo l'apostolo Paolo, quando annuncia nella prima lettera ai Corinzi, annuncia la cena col Signore. Ci chiede di attenderci e di condividere il cibo materiale, ci ammonisce a discernere bene il corpo del Signore e a evitare bene ogni divisione, per non mangiare o bere la propria condanna. I rancori, le divisioni, devono essere abbandonati prima di ogni azione liturgica, devono restare fuori dalla chiesa. Penso alla Chiesa materiale, la struttura di pietre, ma penso soprattutto alla Chiesa intera. La liturgia è sorgente di carità e, soprattutto, dopo la comunione al corpo di Cristo non possono restare in noi, gelosie odio e risentimenti. Ogni azione liturgica e specialmente l'eucaristia, predispone  alla misericordia, all'accoglienza, alla magnanimità. Predispone, qui in terra, a una vita di relazioni belle come anticipo del paradiso. Poi il Signore ci chiede la fedeltà, una fedeltà che tiene conto delle mie fragilità, di ogni nostra debolezza, ma una fedeltà che desidera, deve desiderare di affidarsi al Signore sinceramente senza riserve e senza doppiezze. La fedeltà al Signore, non ammette la doppia vita, una vita intermittente, ovvero, quando prego prego, quando mi do alla pazza gioia sono pazzo. una fedeltà che desidera sinceramente affidarsi al Signore senza riserve e senza doppiezze. Non si può stare con le mani giunte accanto all'altare e con le stesse mani intrallazzare e maneggiare denaro non pulito. Non si può dire che i nostri cuori sono rivolti al Signore e condividere affetti  non sani, intrattenere relazioni non limpide, navigare in siti per i quali dovremmo solo arrossire di vergogna nel sapere che esistono. Non ci si può inginocchiare davanti al pane consacrato e disprezzare le membra vive del Corpo di Cristo, dimenticando i poveri, approvando chi vuol respingere i migranti, ma una doppia vita. Il Signore ci chiede fedeltà, ci spinge a celebrare le sue lodi e di continuo ci spinge a cercare una sincera conversione, senza doppiezze e senza compromessi. Questo ci ha detto il Signore, solo le cose da fare, senza tralasciarne altre. L'interno del piatto, quello da pulire interiormente, è soprattutto giustizia, santità, misericordia, fedeltà e l'offerta concreta dei nostri corpi. C'è stato ricordato anche questa mattina, offrite i vostri corpi dice l'apostolo, quindi la carne, gli istinti, l'azione, l'agire è tutto in noi stessi. 
Foto di: Antonio De Felice
martedì 27 agosto 2019

Marilena Faranda

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