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Bassissima la soddisfazione dei dipendenti

Sicilia, la regione dove si lavora peggio

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Indagine dei Consulenti del lavoro: in Italia è Messina la città peggiore, con solo un addetto su tre contento del proprio impiego. PALERMO -  Sicilia ultima con la Campania per lavoratori soddisfatti del proprio impiego. Secondo un’indagine dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro, in Italia più di un occupato su due si dichiara altamente soddisfatto del proprio lavoro. La media è 51,7%. Ma nei Comuni con più di 250mila abitanti, la città italiana dove si lavora peggio in assoluto è in Sicilia, ed esattamente Messina col 31% di livello di soddisfazione, cioè uno su tre. Se la prima è Verona col 65,2%, il differenziale con le principali città dell’Isola è vertiginoso: Catania al 49,6% e Palermo al 43,1%. Peggio di Messina c’è solo Napoli al 39,7%. A livello di intero territorio provinciale, quindi non solo la città capoluogo, la situazione siciliana migliora leggermente: nella lista delle prime 20 province, guidata dall’immancabile Bolzano al top col 74,8% (lavoratori veramente felici), seguita dalle piemontesi Verbano-Cusio-Ossola (71,6%) e Asti (69,2%), l’Isola fa capolino al diciannovesimo posto con Enna, dove è soddisfatto della propria condizione lavorativa il 62,5% degli addetti. Le successive presenze siciliane in classifica vedono Trapani al 44° posto (58,9%), Caltanissetta al 51° (58%), Agrigento al 58° (56,5%), Ragusa al 72° (53,9%), Palermo all’83° posto (50,7%), Catania al 90° (47,4%), Siracusa al 100° col 43,3%, infine Messina in coda alla classifica anche come provincia: 107° posto col 31% (anche in questo caso la percentuale di soddisfazione non varia rispetto alla città). Secondo l’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro, tra gli elementi che fanno apprezzare maggiormente la propria occupazione, ci sono l’interesse (al primo posto con il 63,7%), i tempi di percorrenza del tragitto casa-lavoro (al secondo posto con il 62%), il clima lavorativo e le relazioni con i colleghi (al terzo posto con il 57,4%).  Poi, in ordine decrescente, la stabilità garantita dal proprio impiego (52,5%), lo stipendio (32%) e l’opportunità di ottenere avanzamenti di carriera (28%). Fonte:lasicilia.it
sabato 22 giugno 2019


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