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A Palazzo dei Leoni per presentare il nuovo libro di don Panizza rivolto ai giovani

“Cattivi maestri. La sfida educativa alla pedagogia mafiosa”

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Si intitola “Cattivi maestri. La sfida educativa alla pedagogia mafiosa”, l’ultimo libro di don Giacomo Panizza, fondatore e presidente della Comunità Progetto Sud, edito dalle Dehoniane di Bologna, che è approdato, in occasione della settimana del libro, anche a Messina. L’incontro si inserisce nell'ambito delle manifestazioni della Settimana del libro che quest’anno ha per tema “Noi costruttori di pace”, argomento al quale è dedicato anche per il concorso del CESV “Il libro siamo noi”, giunto quest’anno all’ottava edizione e che nelle prossime settimane sarà proposto a tutte le scuole della provincia di Messina.
L'autore, un sacerdote che da quarant’anni vive a Lamezia Terme, al centro della Calabria,  spiega che questo libro è dedicato soprattutto ai giovani, affinché capiscano l’importanza di lasciarsi educare alla libertà; perché non vengano ‘catturati’ dai mafiosi, e non si facciano incantare dalle slot o dai social. 
La giornata, organizzata dal CESVMessina in collaborazione con il Presidio Libera di MessinaNino e Ida Agostino”,“Mettiamoci in gioco” e “'Osservatorio Lucia Natoli” è stata suddivisa in due tappe.
La prima al Liceo “Ainis”dove l’autore, presentato da Maria Lucia Serio, referente del Cesv Messina, si è confrontato con gli alunni delle terze classi, che hanno mostrato molto interesse, rivolgendogli tante domande. Per la seconda tappa  a Palazzo dei Leoni (Salone degli Specchi) dove don Giacomo ha partecipato ad una tavola rotonda insieme a don Nino Basile, direttore della Caritas Diocesana di Messina Lipari Santa Lucia del Mela; Saverio Di Bella, dell’Associazione Zaleuco del Gruppo Messinese "Mettiamoci in gioco"; Maria Cucè del liceo “Ainis”; Marilia Gugliotta, dell’Associazione “Il Filo della Memoria”; Aldo Liparoti, del Presidio messinese di Libera “Nino ed Ida Agostino”; e Saro Visicaro dell’Osservatorio “Lucia Natoli”
Ad introdurre i lavori, moderati dalla Serio, don Basile, il quale ha spiegato l'importanza di convertirsi, non inteso in senso necessariamente religioso, ma cambiando un certo tipo di pratiche del vivere quotidiano che alimentano gli atteggiamenti mafiosi, soprattutto all'interno della chiesa, dobbiamo essere esempio per gli altri, dice, avendo proprio attenzione al prossimo, cercando di essere per lui modello e aiuto. 
Le professoresse Cucè e Gugliotta a cui si è unito, anche, l'intervento del presidente Visicaro, i quali hanno sottolineato l'importanza di formare le giovani generazioni, come veicolo di messaggi positivi, anche per le famiglie. Se i ragazzi e le ragazze saranno formate già dalla scuola primaria, potranno lavorare per costruire quella che molti considerano l'Utopia di un mondo migliore. 
Ad entrare nel vivo delle pratiche mafiose il professore Di Bella, il quale, ha ricordato come i mafiosi siano legati da un patto di sangue, in senso letterale, in quanto in particolare la 'ndrangheta, si ferisce facendosi uscire sangue e giurando sull'immagine del protettore San Michele. Per un uomo della "famiglia" andare contro un ordine del boss, sarebbe peggio che disobbedire alla propria madre. Bisogna lavorare per scardinare queste "famiglie", sostenendo anche chi si reca nelle aule di tribunale, indicando chi gli ha chiesto il pizzo, senza il timore di averlo davanti.  
Il Sindaco Cateno De Luca ha portato i suoi saluti istituzionali, evidenziando come siano proprio i vuoti lasciati dalle istituzioni a portare l'attecchire della mafia. Poi riferendosi al caso Messina, ha detto: non si può continuare con la politica delle chiacchiere, ma bisogna passare alla politica del fare e, soprattutto, non si può governare senza pensare a chi viene dopo, senza capire, che il proprio ruolo a servizio della comunità è temporaneo e di quello che noi lasciamo, se ne prenderanno i meriti altri. Prosegue, quindi, ricordando, con orgoglio, i suoi primi grandi interventi dall'insediamento, ovvero, sollevare il problema del risanamento, ovvero, del permanere delle baracche, e della sicurezza nelle scuole, di cui mai nessuno fino ad oggi si era occupato, lasciando che tutto scorresse nell'indifferenza più totale.
A trarre le fila dell'incontro l'autore del testo, don Panizza, il quale spiega: "Cattivi maestri. La sfida educativa alla pedagogia mafiosa" è da intendersi come l'elogio ai buoni maestri dei giovani che per la Mafia, sono cattivi maestri. In 22 capitoli e 208 pagine, tra un “Elenco delle cose che mi piacciono del Sud” e la “Ballata dell'antiracket”, passando per riti e ruoli sociali, “Cattivi maestri” sottolinea che: Bisogna insegnare ai bambini, ai ragazzi, ad essere cittadini consapevoli; uomini e donne che sappiano vivere a testa alta. Non basta sapere, ma bisogna sperimentare, bisogna manifestare contro i delitti di mafia, contro l’inquinamento ambientale, contro i servizi che non funzionano.
Piegate al raggiungimento degli scopi criminali dei clan, le regole ‘educative’ criminali, spiega don Giacomo, si impongono nelle comunità locali e insegnano il potere della forza, l'importanza di riprodurre modalità rigide e ripetitive di comportamenti sociali, come la riscossione del pizzo, mostrano che chi apprende, dopo essere stato messo alla prova, ottiene fiducia e fa carriera. L'educazione dei giovani criminali, allenati a collocare in secondo piano i sentimenti e l'amicizia, avviene sul campo, anche attraverso le condanne, pure feroci, di coloro che sbagliano, dimostrazioni lampanti che uno sparuto gruppo di persone riesce ad ‘ammaestrare’ interi quartieri e intere città. Una vera e propria ‘pedagogia mafiosa’ che si può contrastare solo con un'educazione alternativa. Don Panizza fa, quindi, un forte j'accuse nei confronti della Chiesa, sottolineando: Ho sempre sentito la necessità di essere vicino a quelle persone che, come è stato detto durante l'incontro, hanno avuto il coraggio di denunciare. Io c'ero in tribunale, ma mi rendevo conto che certe tematiche nella Chiesa non si volevano affrontare. Ogni volta che io ne parlavo, mi dicevano si va bene, ma non volevano andare oltre e parlavano cosa si dovesse fare ad esempio rispetto al rito del Matrimonio. Tutte tematiche valide per noi uomini di chiesa, ma solo oggi con Papa Francesco è stato detto pubblicamente che i mafiosi sono tutti scomunicati. Invito, quindi, tutti noi sacerdoti ad essere da esempio, contrapponendoci alla mafia e sostenendo le vittime. 
L'incontro si è concluso con il saluto del presidente del Cesv Santi Mondello.  
venerdì 5 ottobre 2018

Marilena Faranda

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