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Assemblea diocesana di Azione Cattolica al Seminario Arcivescovile

Aiutare i giovani ad essere quello che devono essere

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Al Seminario Arcivescovile “S. Pio X” si è svolta l’annuale Assemblea diocesana di Azione Cattolica dal titolo “L’adulto che serve. Aiutare i giovani ad essere quello che devono essere”. 
Un momento fondamentale della vita associativa organizzato in collaborazione con l’Ufficio Diocesano di Pastorale Giovanile, il Meic, la Fuci e la libreria Paoline di Messina e che si inserisce nel percorso di riflessione sul ruolo dei laici nella Chiesa e nella società del nostro tempo, “Venite anche voi nella mia vigna”, proposto dal Settore Adulti dell’AC diocesana. 
Giovani e adulti a confronto in un momento culturale particolare che rende sempre più difficile ai primi essere ciò che sono realmente. E qui che gli adulti devono fare il loro ingresso e trasmettere come ha accennato Mons. Cesare Di Pietro “la fiaccola della fede attraverso l’accensione del cuore. L’adulto che serve non è colui che vuole restare giovane a tutti i costi, che ricorre a lifting selvaggi per mantenere i tratti somatici della prima giovinezza, ma che cosciente della propria maturità è capace di coltivare ancora sogni e di portarli avanti. Bisogna sognare ad occhi aperti affinché i sogni non si disperdano al risveglio ma si concretizzino nell’impegno quotidiano”. 
Adulti chiamati ad essere testimoni credibili e generatori di fede, in grado di accompagnare i giovani alla scoperta della propria identità. Ultimamente il senso di smarrimento che accompagna le giovani generazioni è dato, come ha accennato nel suo intervento don Armando Matteo, Docente di Teologia fondamentale alla Pontificia Università Urbaniana, “dal mutamento per il quale gli adulti non sono più quelli di una volta. E per questo gli adulti non fanno gli adulti, e non permettono ai giovani di essere quello che devono essere. Viene meno la vocazione all’adultità, che è quella di dimenticarsi di sé per prendersi cura degli altri. Questo è il senso dell’essere adulto”. 
La comparsa del genitore “diversamente giovane” scompensa la vera gestione dei ruoli e impatta anche nel dialogo educativo. C’è la paura di crescere, di fare il salto vero e proprio verso l’adultità, di fare l’esperienza della vecchiaia, della morte, dell’incontro con le nuove generazioni. 
Finché, conclude don Armando Matteo, noi adulti non facciamo gli adulti, i giovani non potranno fare i giovani. Gli adulti devono tornare ad essere: ponti come mediatori del mondo; allenatori capaci di distinguere il volere dal volersi bene e infine poeti per insegnare a vedere ciò che non si vede”.
lunedì 1 ottobre 2018

Cristina D'Arrigo

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