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Non ci sono i fondi per garantire nemmeno le attività ordinarie

Autostrade in Sicilia. La crisi del CAS

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La Regione in buona sostanza rischia di ereditare i 700 milioni di euro di passività del Consorzio e assieme a questo enorme debito dovrà farsi carico anche dei 400 dipendenti. Nel rapporto consegnato a Musumeci si legge “nonostante i 4 milioni di euro incassati al mese dai pedaggi, non ci sono i fondi per garantire nemmeno le attività ordinarie e per questo non ci sono più prospettive di riprendersi da questa grave crisi economica”. Questi anticipi hanno, di fatto, svuotato le casse del Consorzio e ciò secondo quanto scrive il CAS non permetterebbe più di assicurare la manutenzione straordinaria. Sono ben 755 le irregolarità segnalate sulle Palermo-Messina e Catania-Messina sulle quali da anni il CAS non dà risposta all’Anas e da circa un anno a questa parte non risponde più nemmeno al Ministero. Nello specifico l’Anas nel 2012 ha segnalato 370 irregolarità, altre 64 nel 2014, 108 nel 2015 e 213 nel 2016. Ecco cosa i due enti pubblici chiedono di verificare: la pavimentazione stradale che non è a norma in diversi tratti, il sistema di deflusso dell’acqua non sicuro in diversi tratti delle due arterie autostradali che potrebbero causare il rischio di allagamenti nel caso di forti piogge. Altre criticità riguardano l’illuminazione assente o insufficiente in tutte le gallerie e nella maggior parte degli svincoli, i guardrail obsoleti e non sicuri, cosa tra l’altro che è comune in tutta l’autostrada messinese e la manutenzione del verde. L’Anas da sei anni evidenzia tutto questo e altre carenze assieme a quelle strutturali e conferma come il Cas sia ormai incapace di fronteggiare le emergenze della viabilità autostradale anche a seguito di condizioni meteorologiche eccezionali. Altra segnalazione dell’Anas, invece, riguarda la realizzazione di nuove edificazioni ricadenti all’interno delle fasce autostradali, come ad esempio, in prossimità degli svincoli di Giostra, che non vengono segnalate al concessionario. Le possibili soluzioni potrebbero essere: la liquidazione dell’ente, con il rischio, come detto, di trasferire tutti i debiti in capo alla Regione con annessi dipendenti, quasi 400. Altra strada, per cercare di mantenere ancora la gestione nelle mani della Regione, sarebbe quella che stanno tentando lo stesso Musumeci e l’assessore Falcone: trasformare il Cas in una società per azioni e darne la maggioranza all’Anas che ne avrebbe così la gestione. Se ciò non avverrà presto, la liquidazione sarà inevitabile.
martedì 4 settembre 2018


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