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Anche l'agricoltura e il comparto ittico e delle carni nell'occhio del ciclone

L’agricoltura del Sud e la criminalità organizzata.

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- Il racket nel meridione è una vera e propria macchina da soldi. Ogni giorno 200 milioni di euro passano dalle mani degli imprenditori a quelle dei mafiosi e di questi 80 milioni sono a vario titolo sborsati dai commercianti italiani. E’ questo il dato più allarmante di un fenomeno che vede aumentare il numero di soggetti ricattati e diminuire il numero di denunce sull’intero territorio nazionale. Ma allarmante è un altro dato che proviene da un'altra parte del commercio. La filiera agroalimentare. Qui per chi non lo sapesse, si concentra il maggiore investimento del sistema mafioso. Nelle campagne la mafia c’è nata e c’è sempre stata, ma mai così organizzata e sistemica. Il vecchio pizzo rappresenta ormai solo l' "entrata fissa" delle organizzazioni criminali. E a fianco delle attività storiche e consolidate delle strutture (edilizia, smaltimento dei rifiuti, autotrasporto, risorse idriche) ci sono ora i settori strategici dell' agricoltura e il comparto ittico e delle carni. L' agromafia è un' attività illecita che frutta alla malavita, ogni anno, un giro d'affari che secondo un dossier della Confederazione italiana degli agricoltori supera i 7,5 miliardi di euro attraverso il controllo illecito delle vendite che obbliga gli agricoltori a cedere prodotti a prezzi stracciati. In Sicilia l' attività criminale ha avuto uno dei suoi punti più alti nel tentativo di controllo del mercato di Vittoria, nel ragusano e nel Barcellonese. Dal rapporto si può ricavare anche il ritorno del vecchio abigeato. In tutta Italia i furti di animali d'allevamento sono aumentati del 20%, la Calabria (9,1%) è al terzo posto dopo la Sicilia (18,7%) e il Lazio (13,6%). Rubare bestiame può essere un reato redditizio in quanto il valore di un capo si aggira in media intorno ai 3.000 euro. In Sicilia, comunque, negli ultimi anni si è tentato di arginare il proliferare dell’agromafia. Sono nate varie associazioni di lotta per assicurare più controllo e più informazione, soprattutto fra i giovani. Il progetto "Sviluppo e Legalità" è fra queste neo associazioni che intendono promuovere, in territori ad alta densità mafiosa, cultura imprenditoriale tra i giovani disoccupati locali, prevenendo e recuperando condizioni di disagio e emarginazione, e facendo nascere, al contempo, nuove opportunità di lavoro, attraverso la costituzione di cooperative sociali che dovranno gestire direttamente i beni confiscati assegnati loro dal Consorzio. L'iniziativa ipotizzata, che prevede un investimento di 4.600.000 Euro, si propone, attraverso l'impiego dei beni confiscati alla mafia nei Comuni del Consorzio, da un lato, di sviluppare una serie di filiere produttive nel settore agro-alimentare (produzioni cerealicole, florovivaistiche, orticole, vitivinicole, delle piante aromatiche ed officinali) indirizzate verso le produzioni biologiche e di alta qualità e dall'altro una rete agrituristica che offra ai turisti la possibilità di fruire dei beni prodotti e dell'ambiente.
mercoledì 9 maggio 2018

Vincenzo Gallo

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