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Ricevuti alla Casa Bianca i genitori delle vittime del 14 Febbraio

Parkland, il cordoglio

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A poco più di un mese dalla strage di Parkland (Florida), non sembra placarsi lo scontro che vede coinvolti il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, i genitori delle vittime (e degli studenti in generale) e la NRA, la potente lobby statunitense delle armi. 17 vittime. è questo il bilancio del massacro operato da Nikolas Cruz nella Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland; egli si è introdotto alle 14:40 all’interno del plesso scolastico brandendo un fucile militare d’assalto AR-15 calibro .223 e colpendo qualunque cosa gli capitasse a tiro. Sono 14 le vittime tra gli studenti (tutte tra i 14 ed i 18 anni) e 3 tra insegnanti ed allenatori, alla ricerca di un riparo per i giovani in fuga e rimasti uccisi. La furia omicida di Cruz è partita dopo aver azionato l’allarme antincendio e indossato di una maschera anti-gas, avendo a disposizione nel suo arsenale anche parecchie granate fumogene. Identificato dalle telecamere di sicurezza, è stato catturato un’ora dopo circa e, portato al cospetto dello sceriffo della contea, ha confessato il pluri-omicidio. Non sono di certo nuove negli Stati Uniti d’America catastrofi di questo genere; quella di Parkland supera di poco il numero di vittime della più celebre Columbine del 1999 (14 in totale, in questo caso). Tutte hanno un comune denominatore: un giovane, una potente arma da fuoco al seguito ed una storia turbolenta alle spalle. Cruz infatti non ha mai conosciuto i suoi genitori ed ha cambiato diverse volte casa; i social lo descrivevano come un amante delle armi, non tralasciando posizioni omofobe, razziste ed islamofobe. Lo sceriffo della contea ha descritto il suo profilo come “molto pericoloso” e le reiterate minacce ad alunni della suddetta scuola hanno fatto scattare l’allarme per una possibile condotta pericolosa futura. Egli ha subito anche trattamenti di cura per problemi mentali e gli investigatori hanno evidenziato come soffrisse di depressione, autismo e disturbo da deficit di attenzione e iperattività. “Now what?” è la domanda che il presidente Trump ha dovuto fronteggiare maggiormente da studenti e genitori disperati ed ormai stanchi di dover subire simili attacchi che mettono in serio pericolo la vita dei propri figli. La sua risposta ha lasciato parecchio a desiderare l’opinione pubblica, prediligendo l’armare gli insegnanti ed i coach, oltre che aggiungere dei marines all’interno delle scuole per maggiore protezione, piuttosto che criticare e rivedere la possibilità di poter comprare un’arma da fuoco a soli 18 anni (paradossalmente a differenza delle birre, per cui bisogna aspettare i 21 anni). Aggiungere altre pistole non migliorerebbe la situazione, secondo i più, poiché al contrario potrebbe scatenare un caos ancora più grande e difficile da gestire. L’NRA dal canto suo si è opposta ferocemente all’innalzamento dell’età in cui possibile comprare un’arma da fuoco, invocando il secondo emendamento. Si sprecano infine le proteste di moltissimi studenti, al di fuori della Casa Bianca e di parecchi college, vogliosi di far sentire la loro voce e di “non essere i prossimi”.
mercoledì 21 marzo 2018

Maurizio Russo

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