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Il CONI non la considera disciplina sportiva

“E-Sports”: un mondo in ascesa che reclama attenzioni

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Che il mondo dello sport sia in continua evoluzione, lo si riscontra nella vita di tutti i giorni. La tecnologia con sempre più potere all’interno del gioco, nuove regolamentazioni o nuovi sistemi di gioco non fanno più notizia ormai nel complicato ed articolato settore che tanto ci sta a cuore. In particolare, è (o, più probabilmente, sarà) in forte ascesa un nuovo mondo, che mai avremmo accostato allo sport anche solo qualche anno fa. L’universo “E-Sports” sta per affermarsi tra i giganti dello sport business anche in Italia. Il tema del “videogioco competitivo” è già una realtà da anni nella patria del gaming, la Corea del Sud, e da tempo si è affacciata nella porzione occidentale del mondo, quanto mai interessata ad accogliere un fenomeno di proporzioni e prospettive intriganti. Parlando esclusivamente di meri dati economici, il giro d’affari che coinvolge centinaia di migliaia di appassionati (per lo più giovani) ammonta a cifre con otto zeri, e, nel giro di qualche anno, si potrebbe arrivare all’abbattimento della soglia del miliardo di dollari. I montepremi sempre più ricchi ed il crescente interesse del pubblico intorno al fenomeno hanno attirato l’attenzione di chi ama lo sport-business, annusando una possibile rivoluzione del settore, fino a parlare addirittura di un coinvolgimento all’interno delle Olimpiadi. Questo ulteriore passo in avanti è stato però osteggiato da parecchi puristi del mondo sportivo, definendo “inqualificabile” l’accostamento di un qualsiasi sport alla competizione videoludica. Lo stesso CONI ha bocciato il possibile riconoscimento degli e-sports come autentiche discipline. C’è da dire che, al momento, la figura del videogiocatore professionista, con una regolamentazione in merito, al momento non esiste, rendendo quindi difficile il poter definire esattamente le caratteristiche di questo nuovo “sportivo”; e, tuttavia, sono parecchie le criticità evidenziate attorno alla suddetta figura, basti pensare ai possibili casi di doping, cui spesso si ricorre per migliorare le prestazioni, o alla selezione dei giochi da utilizzare in competizioni olimpiche. è probabile che la diatriba possa continuare a lungo, prima che gli e-sports possano ricevere l’attenzione che si stanno guadagnando con eventi sempre più sotto i riflettori e palazzetti stracolmi; quello che appare chiaro è che prima o poi si dovrà intervenire per regolamentare un mondo che sembra non avere confini né geografici, né economicamente ben delineati, e che probabilmente raggiungerà la ribalta prima di quanto ci si aspetta.
giovedì 8 marzo 2018

Maurizio Russo

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