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I dati di una ricerca su studenti ad indirizzo tecnico

Occupazione: nove mesi per trovare il primo lavoro.

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Un campione di cinquecentomila studenti italiani diplomati in ambito tecnico: questo il campo di una ricerca svolta in sinergia tra l’Università di Bicocca e la Fondazione Agnelli, da cui è emerso che uno studente su tre non lavora né studia.
Il ritratto dell’Italia in crisi occupazionale assume tinte sempre più fosche, gli economisti intrecciano dati sui periodi di ricerca del lavoro, sui tipi di contratti eventualmente ottenuti e soprattutto sulla coerenza tra studi fatti e lavoro trovato. 
 La disamina dei ricercatori ha considerato un periodo medio di nove mesi di impegno nell’esame delle proposte, nell’invio dei curricula e nelle procedure di avvio al lavoro, che il più delle volte è precario e non rispondente alla formazione culturale acquisita. E se con il Job act sembrano essere aumentati i contratti a tempo indeterminato piuttosto che quelli di apprendistato, in ogni caso restano le “discriminazioni” connesse alle aree geografiche di appartenenza. 
 E’ stato infatti dimostrato che uno studente veneto che abbia un diploma di tipo tecnico, attende circa sette mesi per trovare un lavoro che, nel 40% dei casi resterà stabile. Viceversa, uno studente calabrese attenderà in media quasi 11 mesi ed avrà un impiego permanente solo nel 14% dei casi. Sono stime che ancora una volta sottolineano come il nord est Italia si conferma territorio ad alto indice di occupazione (es il Veneto ha il 60%), a scapito, come sempre, del Sud. 
 Ciò spiega anche come mai al Nord siano prediletti studi tecnici e professionali, data la presenza di un buon numero di aziende che richiedono queste competenze, mentre al Sud gli studenti si indirizzano maggiormente verso i licei se decidono di restare e proseguire con l’Università, mentre scelgono gli ambiti tecnici se intendono allontanarsi da casa e cercare subito un lavoro. Inoltre, a completare questa impietosa fotografia, ci sono i Neet, ovvero coloro che non studiano e non lavorano, raggiungendo la tragica percentuale del 27,44%. 
 La ricerca condotta dalla Fondazione Agnelli ha trovato sponda nei dati dei Ministeri dell’Istruzione e del Lavoro, i cui obbiettivi sembrano, nel breve futuro, essere diretti alla valorizzazione del Made in Italy, delle peculiarità culturali del nostro Paese, che continua a possedere immani potenzialità inespresse.
sabato 3 febbraio 2018

Maurizio Russo

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