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Attivato un numero verde regionale

Il MCL sostiene l’iniziativa Adoc sulla ludopatia

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Si è svolto presso la sede del Movimento Cristiano Lavoratori di Messina in via Romagnosi 2, l’appuntamento informativo proposto da Adoc Messina dal titolo “Ludopatia. Quando il gioco d’azzardo diventa patologia”. 
Presenti all’iniziativa il presidente provinciale MCL, Fortunato Romano, il presidente Adoc Messina, Giuseppe Abate, l’esperto legale, avv. Francesco Suria, il segretario provinciale MCL, Elisa Furnari, l’assistente sociale, Cristina Cannistrà
Il gioco d’azzardo sta diventando sempre più una piaga sociale ed economica, basti pensare che il suo fatturato ha raggiunto i 90 milioni di euro, circa il 4% del PIL (Prodotto Interno Lordo). 
Per venire incontro, fornire consulenza gratuita ed anonima alle persone con problemi legati al gioco d’azzardo e ai loro familiari, è stato attivato in città uno sportello d'ascolto, inoltre sarà possibile chiamare il un numero verde regionale 800768019 o visitare il sito internet aiutoludopatia.eu. 
La rete d’ascolto che si avvale di psicologi, legali ed esperti finanziari rientra nel programma Regione Siciliana 2016-2017 sostenuto da Adoc insieme alle altre associazioni di consumatori (Acu, Associazione Consumatori Siciliani, Cittadinanzattiva, Lega Consumatori e Sicilia Consumatori). 
L’Adoc è in prima linea a sostegno dei cittadini vittime del gioco d’azzardo - dichiara Giuseppe Abate. Preoccupante è il dato che riguarda la categoria dei minorenni. Un’indagine sulla ludopatia, condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia, rivela che il 20% di bambini e adolescenti italiani, fra i 10 e i 17 anni, frequenta agenzie di scommesse, bingo e sale con slot-machine”. 
Il giocatore che finisce nel tunnel della dipendenza tende a nascondere la sua condizione, mente ai familiari, si procura il denaro necessario, a volte indebitandosi, per alimentare il suo insaziabile bisogno di scommettere. 
Le ragioni di cassa, - ha sottolineato Fortunato Romano - di fronte a problemi come questi, non possono essere un deterrente di convenienza che giustifichi l’inerzia dell’apparato pubblico. Lo Stato dovrebbe pensare a provvedimenti seri che contrastino questo fenomeno dilagante”.
mercoledì 18 ottobre 2017

Cristina D'Arrigo

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