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Interessante incontro sulla figura di Don Milani all’Istituto San Giovanni Bosco

“L’uomo del futuro” e l’eternità del suo messaggio

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Nell’immenso fiume dell’esistenza caratterizzato da un costante ed eterno flusso delle acque, ogni cosa sembra scorrere via, essere cancellata, inesorabilmente, dall’onda che, qualche attimo dopo, si infrange sulla riva. Eppure, ci sono personalità che riescono a lasciare il segno, che riescono con il loro agire a rimanere eterne, quasi riuscissero a contrastare la potenza di quell’ eterno fluire. Tra queste non possiamo non annoverare Don Milani, quel maestro che riaccese le speranze, con la propria passione per l’insegnamento, nei giovani “perduti” di Barbiana. Ed è proprio a questa figura emblematica, a questo personaggio “solido”, ancora di salvezza per una realtà come la nostra che sta dimenticando il peso e l’importanza di antichi valori, che è dedicato il libro “L’uomo del futuro” di Eraldo Affinati. Quest’ultimo è stato al centro, questo pomeriggio, di un incontro tenutosi presso l’Istituto San Giovanni Bosco ed organizzato dall’associazione Cidi di Messina in collaborazione con Naxoslegge e la libreria Feltrinelli
Un incontro nato dall’intento di riscoprire la figura di Don Milani, guardando al suo operato con la mente sgombra da preconcetti, da pregiudizi. Questa è, senza dubbio, come sottolineato dalla prof.ssa Fulvia Toscano, Direttore artistico di Naxoslegge, una condicio sine qua non per poter comprendere al meglio il messaggio lasciatoci in eredità da questo grande maestro. Un maestro favorevole ad una scuola democratica nei fini ma per il resto monarchica ed assolutista, un maestro proiettato verso il futuro e, dunque, non giudicabile secondo categorie del proprio tempo. Da qui il suo continuo duello con l’esistenza, con quelle “macchine del fango” sempre attive intorno a lui. Un duello che il testo di Affinati ricostruisce al meglio attraverso una fitta stratificazione narrativa: dal “tu” apparentemente spersonalizzante di cui si serve l’autore per descrivere i luoghi di Don Milani, all’ “io” usato per raccontare l’oggi, la Barbiana della Cina o dell’altrove ed infine un terzo livello narrativo contraddistinto da inserti in corsivo che diventano testimonianze concrete di un continuo scambio di “consigli” tra l’autore ed il maestro. 
Il rapporto tra Affinati e Don Milani, come sottolineato anche da Nicola Antonazzo, Docente di Pedagogia generale presso l’Istituto Teologico “San Tommaso”, non può non essere al centro di un libro che l’autore stesso definisce, in parte, autobiografico quasi fosse un’interrogazione che da bravo insegnante rivolge a sé stesso. Un’interrogazione dura che non esige voto, ma porta ad un’intensa riflessione, ad un’intensa esplorazione del proprio io. Tutto parte da un maestro che prima di essere tale è un giovane fanciullo appartenente ad una famiglia di nobili origini. Se si tralascia questo piccolo “tassello”, questa prima tessera del mosaico dell’esistenza di Don Milani non si coglie, pienamente, la portata del suo messaggio. La “rivoluzione” che egli porta all’esterno è preceduta da una “rivoluzione” che egli attua all’interno della propria personalità. Ecco che appare necessario ripartire da quei luoghi, da quei territori in cui si è “consumata” l’esperienza educativa del maestro o da quelle persone, come Alda Corradi che ne hanno avuto un contatto diretto, che l’hanno affiancato nei suoi ultimi anni di insegnamento. 
Un percorso di “ricostruzione” di una figura osteggiata, criticata per un metodo di insegnamento incomprensibile per l’epoca. L’attenzione verso gli ultimi, verso i “perduti” di Barbiana, quella volontà ferma di insegnare loro la lingua per poter decodificare la realtà. Insegnare la lingua, “la casa del pensiero”, è il secondo atto del processo educativo. Bisogna, prima, insegnare, ad essere uomini. Un insegnamento che un docente non dovrebbe mai dimenticare. Nonostante, infatti, la scuola di oggi sia molto diversa da quella di Don Milani, sia fatta di “scartoffie” burocratiche, di inutili bilanci, un bravo docente non deve mai dimenticare l’importanza di chi fa la scuola, di colui che, come i manuali di didattica recitano, deve “essere al centro del percorso di apprendimento”. Una regola che trova molto spazio nella teoria ma poco, purtroppo, nella pratica. Ecco che riscoprire Don Milani ed il suo messaggio può aiutarci a frenare quella che sembra essere diventata una corsa verso il baratro, può divenire la nostra ancora di salvezza. Nessun giovane è destinato al fallimento e un bravo docente sa che nessuna partita è perduta. “Un maestro è colui che non ha alcun interesse culturale quando è solo” perché il suo sapere non è individuale né elitario ma non conosce confini ed è rivolto a tutti coloro che desiderano imparare.


martedì 7 marzo 2017

Alessia Vanaria

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