il Cittadino di Messina - quotidiano e settimanale on-line: l'informazione gratuita ovunque tu sia.

Tra trionfatori e sconfitti cala il sipario sulla 67̊ edizione del Festival di casa Rai

Il solito rituale… perché “Sanremo è Sanremo”

Stampa
Nel lontano 1951 nacque il Festival di Sanremo, la kermesse musicale destinata a segnare la storia della televisione. Da quel “debutto” televisivo che vide trionfare Nilla Pizzi con la sua “Grazie dei fiori” diciamo che di acqua sotto i ponti ne è passata in abbondanza e il Festival ha cambiato sempre più il proprio volto rimanendo, però, specchio fedele della realtà italiana. Se nelle prime edizioni protagonista indiscussa era solo ed esclusivamente la musica, con il passare degli anni la kermesse è divenuta sempre più un fenomeno di costume. Un appuntamento irrinunciabile per gli artisti desiderosi di presentare al pubblico le loro nuove “creature” e per gli spettatori, curiosi di scoprire chi ci sarà al Festival, come si vestiranno i cantanti, il conduttore o la conduttrice di turno. E così il rituale, puntualmente, si ripete. C’è chi non si perde una serata, chi lo critica ma poi non stacca gli occhi dal televisore, e chi cerca di snobbarlo ma poi, vuoi o non vuoi, finisce sempre per guardarne qualche istante. Il motivo lo si conosce: “Sanremo è Sanremo” e del Festival nel bene o nel male si parlerà sempre. 
La 67̊ edizione, su cui è calato ieri il sipario, non ha di certo fatto eccezione. Ad attirare l’attenzione, prima di tutto, i due padroni di casa: Carlo Conti e Maria De Filippi. Se la presenza di Carlo Conti non ha fatto notizia in quanto ormai è il terzo anno che egli dirige la macchina organizzativa del Festival, quella della De Filippi è stata salutata subito con grande clamore. La regina dei talent, la regina di Mediaset sarebbe sbarcata a casa Rai per conferire quel quid di speciale al Festival e per evitare l’effetto “minestra riscaldata” temuto da Conti. E la grande Maria non ha certo deluso le aspettative, portando all’Ariston quella grande professionalità che la contraddistingue. Nessuna sorpresa, dunque, per quanto concerne i due padroni di casa. 
Qualche sorpresa è arrivata, invece, da quelle che dovrebbero essere le protagoniste indiscusse della kermesse: le canzoni. Relegate nell’angolo di un Festival che diventa sempre più spettacolo e che si arricchisce con la presenza di ospiti internazionali, di momenti satirici discutibili come quello della “Cartolina” di Crozza o ancor peggio umanitari come quello dedicato agli eroi del quotidiano, si sono fatte notare anche nell’edizione 2017. Ventidue i big in gara che hanno presentato al pubblico le loro creazioni, tra le quali non potevano mancare le canzoni tipicamente sanremesi con il ritornello che rimane, subito, impresso nella mente dell’ascoltatore. Grandi nomi hanno solcato il palco dell’Ariston: da Albano a Gigi D’Alessio, da Giusy Ferreri a Ron, da Fiorella Mannoia a Michele Zarrillo. Ognuno è sceso in campo con la speranza di vincere, di trionfare in quel teatro che è diventato ormai trampolino di lancio o di rilancio degli artisti. La competizione ha mietuto, subito, le sue vittime e qualche grande artista come Albano o Ron ha dovuto salutare l’Ariston prima della finale. Quest’ultima ha visto solo sedici big in gara, su cui hanno trionfato solo tre artisti: Ermal Meta, classificatosi al terzo posto, Fiorella Mannoia al secondo, e Francesco Gabbani al primo. Tre artisti molto diversi tra loro con tre canzoni altrettanto diverse. Meta ha dato voce con “Vietato morire” al suo io, ad una triste esperienza di violenza familiare che l’ha visto protagonista, la Mannoia con “Che sia benedetta” alla gioia di vivere. Un messaggio forte questo, un invito a rispettare la vita e a “tenersela stretta” perché, per quanto “assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta”. Un messaggio che è bastato alla Mannoia per vincere il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo e quello della sala stampa “Lucio Dalla” ma non per salire sul carro del vincitore occupato dal giovane Francesco Gabbani. Quest’ultimo ha trionfato con “Occidentali’s Karma” un brano che fa discutere ma è già un tormentone. Oggetto della canzone è l’Occidente che si sta orientalizzando assumendo usanze e costumi che sono molto distanti dal proprio essere. Sta perdendo la propria identità come dimostra già il titolo “Occidentali’s Karma”, un’espressione efficace dal punto di vista musicale ma non del significato. Eppure gli italiani hanno scelto di premiare il giovane Gabbani
E ora che tutto è finito, cosa resta di questo Festival? Resta il ricordo della De Filippi che ha regnato nel Festival di casa Rai, resta il ricordo dei grandi esclusi, di qualche canzone che riuscirà, forse, a sopravvivere all’effetto alone dei primi giorni, e qualche scatto qua e là come quello che ritrae Gabbani in ginocchio innanzi ad una regina della musica, la Mannoia, di cui ha riconosciuto, umilmente, l’indiscusso valore. E mentre siamo tutti pronti a ballare o scimmiottare sulle note di “Occidentali’s Karma”, inizia già il toto-Festival 2018. Riparte il count down e il rituale si ripete ma d’altronde si sa “Sanremo è Sanremo”.


domenica 12 febbraio 2017

Alessia Vanaria

    Vai a pagina
    segui il meteo
    mer 16
    29°-24°