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Dopo un'accesa conferenza stampa, il tecnico peloritano smentisce Sciotto sul rinnovo e medita l'addio.

Messina in confusione: l´ultimatum di Modica

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Un mese esatto. Era il 6 Maggio quando il Messina concludeva il proprio campionato di Serie D sul terreno di gioco dell'Isola Capo Rizzuto. L'ultimo capitolo di una stagione atipica, con tante delusioni ed altrettanti rimpianti, condizionata da un avvio sconcertante. Ma anche una fase da cui ripartire, provando a gettare le basi per il futuro, per un nuovo cammino comune con obiettivi concreti e precisi, facendo possibilmente tesoro degli errori commessi dal punto di vista strutturale e organizzativo. Un mese andato avanti tra silenzi e risposte mancate, tra nodi da sciogliere e decisioni da prendere, con l'attesa di sapere che cresceva di giorno in giorno. Invece ci ritroviamo oggi 6 Giugno, dopo trenta giorni, a non avere risposte chiare ma solo tanta confusione. Una serie di dubbi che vanno ad accendersi ed incrementarsi nella conferenza stampa odierna, quella che per molti avrebbe potuto e dovuto rappresentare un nuovo inizio. Ma così non è stato, anzi. Il punto era e resta uno solo: Giacomo Modica. Il suo futuro al centro del dibattito in una conferenza che forse neanche tale si potrebbe definire per i toni e le modalità con cui si è svolta. Il presidente Sciotto prima conferma il tecnico, poi quest ultimo lo smentisce, chiarendo come siano necessarie determinate garanzie per rimanere in riva allo stretto. E' il via al dibattito, o confronto se meglio si preferisce, che vede coinvolti insieme presidente, allenatore, tifosi e giornalisti. 

BOTTA E RISPOSTA - E' il presidente a prendere la parola per primo e ad introdurre la conferenza, che inizia con un monologo in cui torna su eventi e situazioni già attraversati più volte: “Ho sempre cercato di fare il bene del Messina, ci ho messo sempre passione e impegno in questa avventura. Accetto di essere criticato perché sono stati commessi degli errori, ma non accetto le offese. Ho speso tanto per questa squadra, circa 650 mila euro. Vi chiedo di non rinfacciarmi più le dichiarazioni fatte al momento del mio insediamento. – continua Sciotto riferendosi all'obiettivo Serie B in tre anni proclamato in estate – In quel caso era il tifoso a parlare, non il presidente. E' chiaro che valuteremo bene determinate cose e ci prepareremo alla prossima stagione, memori dei problemi affrontati fino ad ora. Faremo di tutto per essere ripescati in Lega Pro ma non sarà semplice. Modica l'ho portato io a Messina e mi sento di dire che resta con noi”. Tutto apparentemente tranquillo, poi i toni in sala stampa si alzano, fino all'intervento di Giacomo Modica: “La mia priorità è sempre stata il Messina ma adesso voglio delle risposte e il tempo stringe. Col presidente abbiamo limato gli aspetti economici ma quello che a me interessa maggiormente è capire su chi potrò contare eventualmente nella prossima stagione. Chiedo garanzie sul piano tecnico e tattico. Non posso più aspettare, ho già rifiutato offerte importanti da altre piazze e da categorie superiori per mettere in prima linea questa città e il rispetto che mi lega ai tifosi e a tutto l'ambiente. Attenderò fino a Domenica. Se entro quel giorno non avrò le risposte che cerco mi guarderò intorno”. 

ATTESE - Un fulmine a ciel sereno che coglie impreparato Sciotto, rimasto incredulo. Le parole del tecnico però sono chiare e non lasciano altre interpretazioni. Il paletto sul quale Modica batte sono i calciatori, lo zoccolo duro, la conferma degli stessi effettivi con cui nella passata stagione è riuscito a plasmare un gioco e un'identità precisa al suo Messina. E proprio questo è il problema. Quei calciatori che sembrano allontanarsi dalla piazza biancoscudata. Rosafio ha richieste importanti dalla Lega Pro, squadre di vertice che lottano per progetti ambiziosi lo seguono insistentemente. Con Bruno e Migliorini invece c'è distanza sul piano economico. Un nulla di fatto dunque, con il tempo che scorre e i punti di domanda che aumentano, lasciando ancora una volta tutti col fiato sospeso. Dall'euforia allo sbigottimento generale in pochi minuti, in un pomeriggio paradossale, dopo giorni di attese. Non resta allora che aspettare ancora. E sperare. Almeno fino a Domenica.
mercoledì 6 giugno 2018

Carmelo Previti

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