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Criticità in ambito di competizioni internazionali

Ciclismo e ginnastica: sport a rischio?

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 Le performance sportive di altissimo livello, come ad esempio quelle relative ai Mondiali o ai Giochi Olimpici, sono da sempre al vaglio di studiosi e medici dello sport, consapevoli che lo sforzo fisico per affrontare competizioni internazionali, non sia di certo indifferente. Emblematici, ad esempio, gli infortuni degli olimpionici Samir Ait Said (ginnasta) e Vincenzo Nibali, due episodi che, tenendo in conto la disciplina che li ha causati, hanno aperto le porte a nuove riflessioni e considerazioni in materia. Il Dott. Jason Koh, chirurgo ortopedico nella NorthShore University Health System (Evanston, Illinois, USA), ritiene normale che gli atleti si spingano al limite delle loro possibilità su un palcoscenico internazionale come quello olimpico; le aspettative sono più alte che mai e molto spesso gli sportivi vanno oltre ciò che il loro corpo può reggere.
Il suo pensiero si rivolge poi a sport come il ciclismo, considerato come uno dei più pericolosi per via delle alte velocità (paragonabile allo sci negli sport invernali): competizioni come il Tour de France, con percorsi pieni di curve ed accelerazioni improvvise, sono molto dure da affrontare per gli atleti e gli infortuni possono essere dietro l’angolo, anche per via dei nuovi modelli di biciclette, che permettono di raggiungere velocità più elevate a causa della migliore aerodinamica.
 Per quanto riguarda la ginnastica, il dott. Koh ritiene che 20 anni fa, agli atleti non era richiesto così tanto sforzo quanto oggi; i ginnasti diventano sempre più possenti e le forze gravitazionali cui vengono sottoposti sono ancora più alte. Terminare un esercizio con molta forza, può provocare atterraggi alle volte spiacevoli, proprio come successo al francese Said, e la riabilitazione può dover essere davvero lunga, prima di tornare ad eseguire evoluzioni di caratura olimpica. Allenatori competenti, allenamenti fatti in sicurezza e la massima attenzione a ciò che il corpo ci comunica, sono per lui le chiavi più importanti per ottenere dei risultati degni di nota in campo sportivo. Quando non è la sfortuna a mettersi tra un atleta e la conquista di una medaglia, c’è un’organizzazione del programma gare quantomeno originale a fare in modo da “limitare” le performance atletiche. Proprio a Rio, alcune gare di qualificazioni e finali sono avvenute a serata ormai inoltrata; l’influenza di questa decisione sul sonno, ritmi circadiani e prestazioni non sono di poco conto. Le gare in notturna possono portare ad infortuni, compromettendo la capacità di decision-making, oltre che processi psicologici e di attenzione. Dalle suddette riflessioni, emerge quindi la necessità che i tecnici riservino particolare attenzione agli atleti, nell’organizzare gli allenamenti, nella gestione e nella qualità del sonno e del riposo in generale, in modo da creare un ambiente favorevole, o il meno limitante possibile, per poter competere adeguatamente in ogni condizione.
martedì 10 ottobre 2017

Maurizio Russo

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