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Il Re abdica e due americani gli dicono addio in modo singolare

Gatlin risorge, Bolt dice addio con un bronzo, Coleman freccia argento

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 Quanti possono affermare di essere riusciti a fare la storia in 10 secondi? Un tempo troppo esiguo per riuscire ad essere iscritti nel grande libro degli avvenimenti sportivi di un certo rilievo. Non ditelo ai centometristi però! Il 5 Agosto 2017, a Londra, durante i Mondiali di Atletica Leggera, è accaduto qualcosa che gli sportivi ricorderanno per più motivi. Il primo e più importante è il ritiro dalle competizioni di Usain Bolt. Il giamaicano dal 2008 ad oggi ha ottenuto sempre la medaglia d’oro 100, 200 e staffetta 4x100 m piani, che si sia trattata di un’Olimpiade o di un Mondiale. Ha alzato l’asticella a livelli inimmaginabili, stabilendo record mondiali che potrebbero resistere per decenni. Ha sempre giocato con i suoi avversari Usain, dalla superiorità a tratti imbarazzante e invulnerabile a qualsivoglia attacco avversario. A Londra però Bolt ha affrontato i 100m più difficili della sua carriera, riuscendo ad arrivare a malapena terzo, di fronte ad altri due personaggi di caratura mondiale. Il primo di questi è Christian Coleman, il nuovo che avanza. Americano di Atlanta, 21 anni, campione universitario della specialità e adesso argento mondiale, davanti a colui che è da sempre abituato a guardare tutti dall’alto del podio, e non solo per la sua altezza. Non ha paura Chris, è spavaldo, sfida con lo sguardo Usain Bolt già dalle semifinali. Nell’ultimo atto i due partono appaiati, ma l’americano ha uno spunto migliore e domina la gara, ma …. fino all’arrivo di Justin Gatlin. Di anni lui ne ha 35 e di delusioni il giamaicano gliene ha già regalate parecchie (a Pechino nel 2015 ed a Rio nel 2016, per citare le ultime due). D’impatto la storia del nativo di Brooklyn, che nel 2006 viene squalificato per otto anni causa doping (poi ridotti a quattro). Ripulitosi, torna a gareggiare, avendo però davanti l’emblema dell’atletica moderna, il più forte di sempre a detta di molti. Lui non molla, ingoia bocconi amari ed in una serata estiva british nel 2017, porta a termine la sua redenzione. Sempre fischiato dal suo ritorno alle competizioni, a causa di una minore credibilità nei confronti delle sue performance, riesce negli ultimi venti metri di gara a dare fondo a tutte le riserve di energia e tagliare il traguardo solo due centesimi più avanti del connazionale : è medaglia d’oro. I tre gesti immediatamente successivi sono già storia: vedendo sul maxischermo il tempo che ne sanciva la vittoria, zittisce il pubblico in favore di telecamera; raggiunge Bolt e si inchina di fronte a lui (più tardi ai microfoni affermerà quanto il giamaicano lo abbia ispirato durante il suo ritorno in pista), ed infine scoppia in lacrime, tirando fuori tutto ciò che per troppo tempo ha dovuto subire e tener dentro. Ha appena fatto la storia Justin. In soli dieci secondi.
lunedì 7 agosto 2017

Maurizio Russo

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