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Organizzato dall’Ordine degli architetti di Messina con la collaborazione della Fondazione Architetti nel Mediterraneo

Concluso il convegno “La Sicilia nel Mediterraneo-Infrastrutture strategiche per il cambiamento”

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Le infrastrutture strategiche come ricetta per risolvere i problemi del Mezzogiorno e come opportunità per l’intero Paese. E’ stato questo il leitmotiv del convegno “La Sicilia nel Mediterraneo-Infrastrutture strategiche per il cambiamento” organizzato dall’Ordine degli architetti di Messina con la collaborazione della Fondazione Architetti nel Mediterraneo. In un Salone delle Bandiere stracolmo si sono confrontati esperti e rappresentanti istituzionali che hanno introdotto il tema puntando i fari sul contesto normativo di riferimento, le novità introdotte nel settore dei concorsi di progettazione e degli appalti, i servizi e gli ambiti di intervento dell’Ufficio speciale per la progettazione della presidenza della Regione Siciliana. 
 Dopo i saluti del presidente dell’Ordine degli architetti Pino Falzea e del presidente ff della Fondazione architetti del Mediterraneo Sergio La Spina, a dare il viaai lavori è stato il responsabile del dipartimento Lavori pubblici dell’Ordine Stefano Sardone, mentre il sindaco Cateno De Luca ha puntato l’accento su quanto «l’appesantimento dei procedimenti burocratici ostacoli il lavoro dei professionisti e la realizzazione di opere infrastrutturali. Abbiamo cercato – ha spiegato De Luca - di scardinare questo meccanismo anche fornendo ai dirigenti degli obiettivi precisi e dei tempi certi per portarli a termine. Io sono per il Ponte sullo Strettoe non l’ho mai nascosto, ma la questione va affrontata con pragmatismo e iniziando a raggiungere una normalità nelle piccole cose». Grandi infrastrutture, ma anche opere pubbliche di minore dimensione sono una necessità per il capo di gabinetto dell’assessorato regionale alle Infrastrutture Ettore Foti «Il 2020 sarà la cartina di tornasole per toccare con mano quello che questo Governo regionale ha fatto nel settore: abbiamo previsto oltre 300 milioni per la riqualificazione urbana dei 390 comuni siciliani, di cui sono stati già finanziati 280 milioni, nel 2020 partiranno i cantieri ed abbiamo previsto oltre 100 milioni per 70 interventi sulle strade provinciali, mentre 75 milioni di euro sono stati stanziati per i bandi che riguardano prevalentemente il dissesto idrogeologico»
 Il vice presidente nazionale dell’Ordine degli architetti Rino La Mendola che è anche componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici si è, invece, soffermato sulle principali innovazioni introdotte nei concorsi di progettazione e su alcune criticità del decreto sblocca cantieri «Abbiamo permesso anche a singoli e talentuosi professionisti di partecipare a concorsi di progettazione che prima erano riservati solo a studi con un alto fatturato. Mentre per quanto riguarda lo sblocca cantieri possiamo affermare che se da un lato abbiamo l’orgoglio di essere la prima regione italiana ad aver eliminato la necessità di autorizzazioni sismiche per le opere meno rilevanti o irrilevanti, dall’altro critichiamo questa norma perché entra a gamba tesa anche sul testo unico per l’edilizia». A concludere la prima parte del convegno illustrando ruolo, funzioni e servizi offerti dall’Ufficio speciale per la progettazione della presidenza della Regione Sicilia è stato il direttore Leonardo Santoro «I nostri settori di intervento – ha detto - sono edilizia scolastica, dissesto idrogeologico, infrastrutture ospedaliere e restauro dei beni culturali e dei poli museali. Facciamo analisi costi-benefici, verifiche di vulnerabilità sismica, perizie di indagini geognostiche e studi di fattibilità tecnica ed economica». Nella seconda parte del convegno, protagonisti di una tavola rotonda incentrata soprattutto sulle infrastrutture portuali e ferroviarie sono stati rappresentanti sindacali, del mondo imprenditoriale, delle istituzioni e dell’associazionismo che si sono confrontati sulla necessità di affrontare una volta per tutte l’evidente divario infrastrutturale tra Nord e Sud Italia e sull’individuazione di una serie di opere strategiche funzionali al rilancio del Mezzogiorno. Il presidente dell’Autorità portuale di Messina Mario Paolo Mega si è concentrato soprattutto sulla prospettiva «di integrare servizi offerti dai porti di Messina e Reggio, ritenendo la questione Ponte ancora caratterizzata da criticità e insufficienze, mentre il principale problema da affrontare è rappresentato dai lunghi tempi di trasferimento stradali e ferroviari dalla tutta la Sicilia allo Stivale». 
 Su quanto le infrastrutture siano necessarie per il decollo dell’imprenditoria ha puntato l’accento il delegato di Sicindustria Nuccio D’Andrea «La Sicilia deve diventare un hub capace di attrarre investimenti e le infrastrutture sono indispensabili per l’insediamento e lo sviluppo delle imprese e per riallineare le sorti economiche del Sud a quelle del Nord». Francesca Moraci, componente del Cda di Ferrovie dello Stato ha, invece, rimarcato la necessità di «una visione strategica della Sicilia e del Paese nell’ambito dei flussi globali e di superare le incrostazioni, anche di tipo ideologico, che bloccano i progetti – sottolineando che - i soldi spesi per le grandi opere al Nord non scandalizzano, mentre se si parla di realizzare infrastrutture in Sicilia si levano gli scudi». Il connubio tra il potenziamento della portualità del Meridione e la realizzazione del Ponte sullo Stretto è la soluzione per Fernando Rizzo, rappresentante della Rete civica per le infrastrutture «La Sicilia – ha detto – ha un’unica chance: diventare la piattaforma logistica del Mediterraneo e consentire che i grandi traffici commerciali del canale di Suez arrivino sui porti dell’isola e da qui possano essere sdoganati e smistati». Per il segretario della Cisl di Messina Tonino Genovese «le risorse ci sono, i progetti neanche, quello che manca è la capacità decisionale, lo stabilire quali sono le priorità per superare definitivamente il gap tra Nord e Sud, l’emblema è il raddoppio ferroviario Giampilieri-Fiumefreddo, impantanato su ogni singolo comune che attraversa, invece bisogna scegliere e bisogna farlo per le generazioni future». 
 A concludere la tavola rotonda, moderata dal giornalista Maurizio Scaglione, è stato il presidente dell’Ordine degli architetti Pino Falzea «Sulle infrastrutture la classe dirigente meridionale è stata troppo distratta, da adesso in poi serve invece tanta attenzione, un vero scatto d’orgoglio per rilanciare il Sud, per far capire checontinuare a rallentare il Meridione sta soltanto danneggiando tutto il Paese».
sabato 23 novembre 2019


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