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L'"insonnia" ragionevole di un messinese con qualche nostalgia

Amarcord, ovvero come eravamo

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Non so a voi - cari lettori di una certa avanzata quanto la mia - ma a me certe sere, quando a notte fonda spengo il TV dopo l’ultima edizione del TG, capita di dovere attendere a lungo che “Morphèus “ si svegli” per aggredire la mia massa "cervellare"  e costringermi a dormire. Ed ha inizio così il viaggio dei pensieri che partono dal periodo della mia vita cosciente che muove i primi passi intorno agli anni 50 quando ne contavo 12/13 e cominciavo a capire come a quei tempi funzionasse la vita sociale politico/amministrativa, pezzi di storia che andavano modificando usi costumi e modi di pensare. Ho rivisto i manifesti che coprivano i muri degli stabili del Viale S. Martino riguardanti la “scelta” MONARCHIA – REPUBBLICA e quelli del “Uomo qualunque”, che terminò il 2 Giugno 1946 con la vittoria della “Repubblica” e l’elezione dell’On. Enrico De Nicola quale Presidente pro-tempore e l’On. Alcide De Gasperi Presidente del Consiglio dei Ministri. Poi il mio pensiero è passato allo Sport, quello autentico per antonomasia che ritengo sia rimasto il ciclismo, e al Giro D’Italia del 1948 che vide trionfare il grande Fiorenzo Magni. E l’anno successivo - 4-5-1949 - il mondo del Calcio, già allora definito “sport nazionale” - funestato dalla Tragedia di Superga, quando l’aereo a bordo del quale viaggiava la squadra di calcio del Grande Torino con i suoi grandi Bacigalupo, Mazzola & c. andò a schiantarsi contro il muraglione sottostane il piazzale della Basilica. Poi la mente è andata verso momenti più leggeri come il primo “FESTIVAL della canzone Italiana” vinto da Nilla Pizzi con la canzone “Grazie dei fiori” ed era l’anno 1951. Arriva così il 1954, quando finalmente, dopo numerose “Prove Tecniche di trasmissione” finalmente la RAI, con la divina annunciatrice Fulvia Colombo comunica a buona parte del territorio nazionale, che la TV di Stato è partita. Partita la “diretta TV” ecco “Il musichiere” condotto da Mario Riva e “Lascia o raddoppia” condotto dall’italoamericano Michelangelo Bongiorno poi “ridotto” a Mike su input del giornalista Vittorio Veltroni. Erano programmi leggeri e divertenti che appassionavano in maggiore misura il ceto medio e poiché il televisore ce l’avevano solo in pochi, le famiglie si riunivano nell’abitazione del fortunato possessore per assistere agli spettacoli serali. Allo stesso modo di come dieci anni dopo il “Rischiatutto” ha costrinse i Cinema a sospendere la proiezione del film dalle 21 alle 23, per mandare sullo schermo a 3D il Programma TV oppure – in alternativa – rischiare la sala deserta. Dopo qualche anno ed esattamente il 3- Febbraio del 1957, in TV arriva “Carosello” il programma di spot pubblicitari che precede lo spettacolo serale e che i più ricordiamo per la famosa frase di papà e mamma ai piccoli di casa: “Dopo carosello tutti a nanna”. E tornano alla mente il pulcino Calimero del “Lava così bianco che più bianco non si può” e l’Ippopotamo Pippo che porge il “pannolino giusto” alla giovane mamma indaffarata e anche il grande Ernesto Calindri elegante e sorridente mentre sorseggia il Cynar, seduto ad un tavolo in mezzo al traffico. L’albo mentale dei ricordi arriva quindi al 3 giugno 1963 quando Papa Roncalli, detto il “Papa Buono”, passa a miglior vita. Di lui si è scritto e detto tutto il bene possibile e nel cuore di noi tutti, cattolici e non, è rimasto scolpito il discorso pronunciato in quella stellare serata d’estate davanti a una Piazza S. Pietro gremita: “ SI DIREBBE CHE PERSINO LA LUNA SI E’ AFRETTATA STASERA. OSSERVATELA IN ALTO, A GUARDARE QUESTO SPETTACOLO. TORNANDO A CASA, TROVERETE I BAMBINI. DATE LORO UNA CAREZZA E DITE: QUESTA E’ LA CAREZZA DEL PAPA. TROVERETE FORSE QUALCHE LACRIMA DA ASCIUGARE. ABBIATE PER CHI SOFFRE UNA PAROLA DI CONFORTO.” Dopo qualche anno ecco arrivare il famigerato 68 e nel nord Italia si verificano attentati, sparatorie e rapine con omicidi dei quali sulle prime riesce difficile conoscerne identità e motivazioni. Poi sono gli stessi autori dei numerosi misfatti contro lo Stato inteso come Istituzione da abbattere, a manifestarsi attraverso varie “rivendicazioni” con la firma “Brigate rosse”, firma sanguinaria, posta prima sul sequestro e poi sull’assassinio dell’On. Aldo Moro e degli uomini della scorta. Era il 9 maggio 1978. E’ notte fonda e il mio cervello, preso dal vortice elle reminiscenze storiche, si ferma sull’assassinio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, 3-9-1982 e poi del Giudice Giovanni Falcone, 23-5-92 e Paolo Borsellino 19-7-92. In prossimità dell’alba, stranamente la mia mente cambia registro e scivola su un fatto di costume molto più leggero ma indiscutibilmente legato da sempre, di riffe o di raffe, alle varie “necessità” cui in generale, l’uomo da sempre è in certa misura interessato. Mi riferisco ala “prostituzione” intesa come fenomeno sociale a tutt’oggi ancora dibattuto. Sono quindi passate per la mia mente le cosiddette “case del piacere” o “di tolleranza” “bordelli” “casini”. Oppure “postriboli”che fa più shic . In sogno ho rivisitato le “case chiuse” contrassegnate da un grosso faro, lungo l’attuale Via Industriale, quelli sulla Via La Farina e in qualche traversa nella zona Ponte Americano. La tariffa minima era 200 lire e la massima (60 minuti) 8000 lire. Poi, il 20-9-1958 per noi ventenni, arrivò la mazzata “Legge Merlin” che chiuse i ”bordelli”, è vero, ma siccome – nella nostra Italia in particolare - per ogni Legge vale il famoso detto: “fatta la legge trovato l’inganno”ecco che quello che prima avveniva legalmente e alla luce del sole, continuò abusivamente nelle Locande e Alberghi mentre quella di marciapiede si era localizzata nella zona di Maregrosso, zona Stazione marittima. La Merlin probabilmente non era a conoscenza di quanto aveva scritto già nel 1308 il Sommo Poeta ne “ Il purgatorio”: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” Ricordo che in tanti ebbero a plaudire quella Legge, perché - sostenevano - liberava dalla schiavitù una marea di donne, dimenticando o facendo finta di non sapere che le “signorine” dei Casini erano sottoposte a controlli sanitari frequenti e obbligatori e che le “matresse” erano tenute al pagamento della tassa sugli utili. All’epoca non è che la Legge Merlin avesse trovato unanime approvazione sia nell’ambito della politica e della cultura che nelle fasce sociali medio.-basse. Tra i tanti contrari, il più feroce si rivelò il grande Indro Montanelli che per l’occasione scrisse un Libro dal titolo “Addio Wanda”, chiaro riferimento al bordello che frequentava. E’ anche vero però che se in qualche programma TV che tratta il tema, alla domanda del giornalista rispondiamo all’unisono (mentendo spudoratamente) che le case chiuse non le abbiamo mai frequentate. A “nuttata è passata” e passo a dare uno sguardo all’attuale condizione del fenomeno. Per noi giovani degli anni 50 vigevano tre “comandamenti” irrinunciabili: Battesimo, Cresima e bordello. Vabbè, i tempi cambiano e oggi le “case chiuse”, intese come possibile e unico luogo di postribolo farebbero ridere, perché i giovani moderni “si danno da fare in maniera spontanea” assistiti di solito da apposita protezione bilaterale. Per quanto riguarda quelli della vecchia guardia, come il sottoscritto, basta aprire l’ultima pagina di alcuni quotidiani, e soffermarsi sugli A.A.A. Oppure nei grossi centri urbani entrare in un Centro Massaggi gestito da cinesi per ritrovare un autentico bordello. Chiudo precisando che le dietrologie maschiliste non fanno parte della mia cultura e dunque, se qualche lettore l’ha sospettato, mi dispiace. Ho voluto raccontare quanto mi è passato per la mente durante una notte insonne, badando alla cronologia degli eventi, ma sicuramente saltandone a iosa non per mia volontà ma semplicemente perché dalle fessure della finestra della camera si sono insinuati spiragli di luce solare.  
martedì 10 settembre 2019

Antonino Marino cittadinodimessina

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