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Nota del lettore de"il Cittadino" sull'evoluzione dei costumi

L’arte del ridere

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Ai miei tempi, quando capitava di sentire qualcuno parlare a casaccio oppure dire scemenze lo si bloccava con un “Ma finiscila, non mi fari ridiri”. Oggi invece si ascoltano le stesse colorate espressioni nella madre lingua con termini più forbiti, ma sempre là siamo, nel senso che il tema resta quello del fare ridere. Senza esagerare però poiché i “sacri padri latini” che di baccanali e risate se ne intendevano, han lasciato detto che “risus abundat in ore stultorum”. Insomma, ridere, non ridere o quando e dove è fatto assai complicato. Il mondo del Teatro, come quello del Cinema e della TV, si è da sempre abbeverato alla necessità di “fare ridere” proponendoci a volte, comici da strapazzo. In molti casi si tratta di giovani che vanno all’arrembaggio, convinti che la comicità non sia una “nobile arte” ma un mestiere come un altro nel senso che sperano di potersi intruppare nella schiera degli aspiranti attraverso un’apparizione televisiva che – manco a dirlo - con l’Arte pura (sì, quella con l’A maiuscola) ha poco o nulla da spartire. Sto esagerando? Io credo di no. Provate a fare zapping nella fascia serale mediana e v’imbatterete in un esercito di cantanti, intonati quanto il vostro pescivendolo quando “bannia” o “comici” che raccontano storie la cui conclusione è scontata o altri ancora che si producono in ridicoli travestimenti e battute del cavolo. Insomma, cari lettori, la comicità, quella autentica che stimola rilassanti risate, è una cosa seria e l’Italia può vantarsi dei propri registi e artisti, capaci di tradurre lo spirito tragicomico nazionale in opere cinematografiche o teatrali imperniate sulla comicità per stimolare la “risata”. Risata che – a parte quella artistico-teatrale - nella vita di tutti i giorni può essere: forzata, ironica, d’occasione, sarcastica, inopportuna o generata dalla cosiddetta “freddura”. Nel tempo, Cinema e Teatro italiano hanno messo in passerella grandi attori comici, capaci di muoversi, parlare o guardare in modo da stimolare una risata genuina, con un’espressione del viso o una battuta fulminante. Mi riferisco ai comici che dagli anni cinquanta in avanti, sicuramente sconosciuti o quasi alle nuove generazioni. Nel frattempo gli aspiranti all’Arte del fare ridere, hanno invaso a flotte palcoscenici di vario livello, set del cinema e studi televisivi. Si tratta – salvo rare eccezioni - d’improbabili “conduttori” o altrettanto scombinati soggetti che si cimentano in esibizioni incolori. Non sanno –poverini – che la comicità o ce l’hai nel dna o altrimenti puoi andare a raccontare barzellette al Dopolavoro FF.SS.. Prova ne sia che il Principe De Curtis in arte Totò (1), Aldo Fabrizi, i De Filippo, Alberto Sordi, Nino Manfredi Paolo Panelli, Macario - e tanti altri che per noi vecchietti rappresentano beati ricordi di gioventù - non risulta abbiano frequentato scuole di recitazione, perché appunto la comicità ce l’avevano nel sangue e le cosiddette “ossa” se le erano fatte sulle tavole polverose dei teatri di periferia, con spettacoli di Varietà che si alternavano alla proiezione del film. Di questi tempi dobbiamo accontentarci di “Zelig” o “Colorado” o “Made in sud” la cui cosa che attrae maggiormente è il latoB della Gregoraci. Per fortuna, anche di questi tempi l’Italia ha comici dall’indiscutibile vivacità, capaci di provocare la risata senza troppe giravolte parolaie. Mi riferisco alla comicità naturale e spontanea di Roberto Benigni, i numerosi Attori comici napoletani, Beppe Grillo (che di questi tempi fa ridere anche quando parla di Politica) Aldo Giovanni e Giacomo, e anche di Checco Zalone un attore cui la comicità sprizza da tutti i pori. Senza dimenticare la coppia siciliana Ficarra / Picone, la cui comicità espressiva in una con l’inflessione dialettale palermitana, dimostra come si possa provocare una sana risata, facendo una smorfia come risposta a una battuta come succede con Antonio Albanese il “qualunquemente”. E infine, un plauso anche al Cabaret, una forma di spettacolo la cui comicità è imperniata sull’imitazione, ferma restando l’ammirazione e il rispetto per Pier Francesco Pingitore il Salone Margherita e tutta la schiera di cabarettisti che hanno allietato le nostre serate. Antonino Marino. 
(1)Nel 1977 l’Accademia svedese assegnò il Nobel per la Letteratura a Dario Fo. Secondo un gruppo di giornalisti capeggiati da Cesare Lanza, l’avrebbe meritato TOTO’.
venerdì 30 agosto 2019

Antonino Marino – (cittadino di Messina)

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