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Nota di un nostro lettore

Il “saluto“nelle sue variopinte espressioni

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Certo, dal famoso “salutatio matutino”, “Ave domine”, o “Ave rex” della Roma dei “bagordi neroniani”, di acqua sotto i ponti del Tevere ne è transitata una quantità da poterci formare un altro Mediterraneo. Ma saltando a piè pari all’attuale vado alla definizione che del “saluto” in generale, che ne dà S.E.L.T. (acronimo di “SUA ECCELLENZA LETTERARIA TRECCANI” il quale spiega essere il “SALUTO” un “Atto costituito da un gesto, accompagnato per lo più da parole che si scambia con una persona nel momento in cui la si incontra o quando si prende commiato da lei per manifestare rispetto, affetto, simpatia, devozione, sottomissione.” Dunque,in linea di massima, il forbito pensiero enciclopedico pur essendo illuminante ed essenziale, dà però una idea unica del significato del termine, che invece nella vita di tutti i giorni ha delle variabili che ne diversificano opportunità e intenzione di chi ne fa uso, anche attraverso gesti. C’è il saluto militare, quello fascista, ma anche quello comunista e gli arrivederci delle varie occasioni d’incontri e del fine serata e anche - tanto per non farci mancare nulla- quello col dito medio sporgente dall’auto cui per un lungo tragitto hai “bastardamente” impedito il sorpasso, e anche quello ironico di idioma partenopeo, “salutami a sorita”. Bando comunque alle divagazioni e passiamo - si fa per dire - alle cose serie. Se vi succede di dovervi intrattenere con un teenager e alla fine del dialogo gli porgete la mano, nella migliore delle ipotesi costui vi guarderà incuriosito perché nell’universo giovanile, ma non solo in quello, questo è un gesto ormai superato e sostituito, secondo le circostanze, da baci sulle guance in numero dispari, abbracci, pacche sulle spalle e cinque contro cinque a dita aperte. Diciamo insomma che una delle più antiche e signorili tradizioni è stata riposta in soffitta. Per noi di certa età (in scadenza di contratto) la regola, resta quella mai abolita secondo la quale, deve essere sempre la persona di riguardo a porgere la mano e, allo stesso modo, sarà sempre la donna a porgerla verso l’uomo, come il superiore verso il subordinato. Anche ai bambini va insegnato a salutare per primi gli adulti. Si tratta di norme di comportamento andate ormai in disuso e va dunque perdonato il giovane liceale che alla fine dell’incontro con la prof. allunga per primo la mano e l’insegnante corrisponde senza dimostrare disagio, atteso che il rifiutarla finirebbe per mortificare oltre misura l’incauto studente. Per quanto riguarda “l’umido o l’asciutto” è buona norma porgere sempre la mano nuda, ma se piove meglio non togliersi il guanto per non costringere l’interlocutore a fare altrettanto. E se un uomo vuole praticare la stretta di mano con una signora che calza i guanti, non è necessario che se lo sfili perché il guanto contro guanto è ammesso, ma se la signora se lo sfila l’uomo deve fare altrettanto. Altro tipo di saluto è il baciamano, che esige – manco a dirlo – che la mano della signora sia nuda. In tempi andati il baciamano era considerato un gesto di deferenza verso ecclesiastici ma Papa Francesco pare non tenga poi tanto a questo tocco di galanteria. Vabbè, salutiamoci, baciamoci e abbracciamoci, l’importante è farlo sinceramente col cuore e non per opportunità, convenienza o presa per il c…. 
venerdì 21 giugno 2019

Antonino Marino – cittadino di Messina

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