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Le riflessioni di un lettore

La festa della mamma: ricordi&poesie

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L’altro giorno, dopo avere parcheggiato l’auto a Piazza Castronovo, ho preso a camminare (cosa che faccio raramente ed è sbagliato) lungo il marciapiede lato valle della Via Garibaldi, e inevitabilmente la mia mente ha aperto il libro delle reminiscenze giovanili. Appartengo alla generazione degli anni 40 e nel tempo, ho assistito alla progressiva e inevitabile metamorfosi delle sacre abitudini, perché ormai la fretta, il poco tempo, ma anche la mancanza di precisa volontà, costringe un po' tutti all’uso dell’automobile anche per brevi tragitti. Camminando, ho rivissuto i tempi beati – parlo degli anni 60 – quando ventenne, prestavo servizio nell’Arma e, la sera in abito civile, insieme a due colleghi/amici, si andava a fare le cosiddette “vasche”, cioè il percorso Piazza Cairoli – Ponte Americano (ora Viale Europa) andata e ritorno, a ispezionare le vetrine dei negozi d’abbigliamento, con giro obbligatorio all’UPIM (ora COIN) e fermata “en passant” alla Cartolibreria Prinzi a “smirciare” le due bellissime commesse. Erano passeggiate spensierate e allegre durante le quali i discorsi a volte cadevano sulle rispettive origini e luoghi di nascita e nella fattispecie, c’erano in gioco, Reggio Calabria, Enna e l’Aquila. E tra un paragone e l’altro riferito alle vie principali o caserme più importanti messe a paragone con quelle di Messina, il discorso poi finiva inevitabilmente sulla Licenza ordinaria annuale (ora si chiama Ferie) che aspettavamo con ansia per raggiungere la terra di origine e i propri familiari. E a tal proposito, in automatico, si finiva per parlare della “MAMMA”. Della mia raccontavo di quando, per farmi ingrassare (ero scheletrico), pretendeva che a merenda mangiassi pane e “salami calabrisi” che a me non piaceva. Il mio collega dell’Aquila raccontava quanto fosse severa la sua, quando lo pizzicava a sfogliare Tex Willer, coperto dal sussidiario e che alle 5 del mattino soleva andare in giardino a raccogliere i gelsi per farglielI trovare sul tavolo a colazione. E il siciliano di Enna che ne tratteggiava la durezza di carattere e le sberle prese, quando marinava la scuola dell’obbligo. Camminando e pensando, sono arrivato nel tratto di marciapiede corrispondente al Torrente Trapani dove mi ha incuriosito la presenza di una cabina sgangherata, con all’interno una catasta di libri buttati lì a casaccio e sulla parete laterale qualche scritta idiota, tipo quelle che volenti o nolenti tutti, una volta nella vita, siamo stati costretti a leggere in qualche WC per “maschi” dell'area di servizio. Incuriosito, ho preso a sfogliarne alcuni. In numero maggiore si trattava di testi scolastici dei vari livelli e qualche libro giallo. Poi tra le mani me n’è capitato uno la cui quarta di copertina mi ha attratto: “Regione Siciliana - Opera Universitaria – Messina. Servizi culturali – Raccolta antologica delle opere partecipanti al Concorso di Poesia – Edizione 1988. “Versi”, e, a scendere un libro aperto e una penna d’oca, in posizione “sto scrivendo”. Ho preso a sfogliarlo e, pagina dopo pagina sono giunto alla 165, dove mi ha fulminato il titolo della Poesia:
“Mamma Simbolo d’amore”..
 “Oltre a Dio, che t’ha creato, chi t’ha dato questa vita? Chi, nel grembo, t’ha portato? Chi,(per sua bontà infinita) Con sprezzo del dolore, diede luce a quella “fiamma” ch’arde e vige in ogni cuore? Sappi, o uomo,ch’è: “la mamma”! E’ colei, che ti sta accanto, sin da quando, piccolino, le chiedevi, col tuo pianto di restare a lei vicino. Sol la mamma può accudire A quel figlio, per cui tiene; solo lei lo può capire educandolo nel bene. E d’amarlo, “ella”, mai cessa: pronta, anche, a sfidar la sorte; per lui donerà se stessa, pure a costo della morte. Al figliuolo: “sua ricchezza”, è legatga cuore a cuore da quel “fil”, che non mi spezza: non si può scinder l”Amore”! Sappi, che ce n’è una sola Di quell’”Angelo” senz’ali; ma, bastar può una “parola”; cinque lettere speciali, che intrecciate tra di loro, in quel modo assai regale, rappresentano un “tesoro”, che, più d’altri al mondo, vale? Si comincia con la”emme” (M) Che è sininimo di “Madre”, i cui figli sono “gemme”, ed il cui sostegno è il “padre”. Segue “A”, come “Allegria”, nella quale, con pazienza, solo “lei” sa, per magia, celar ogni sofferenza. Quindi “emme” (M), la seconda, che identifica quel “Male”, che, al cospetto “suo”, sprofonda in un baratro abissale. L’altra “emme” (M), vuol sol dire, ch’ella è un “Mondo” da esplorare: perché è pronta, anche, a soffrire; perché pensa solo a dire. Per finire: l’altra “A”, chiaro “Simbolo d’Amore”, che, da solo, basterà per scaldar quel docil cuore….. …di quell’”Essere Celeste”, …di chi è “Buona” tra le buone; …di chi, il piccol suo, riveste Di sua dolce protezione Quella “protezione immensa” Che la Mamma, sol, può dare: E’ un “mistero”, che la scienza Non potrà, giammai, spegar. Ma, il mistero, che ci infiaamma, che comprender vorrei anch’io: è quell’altro, in cui la “Mamma”, si identifica con “Dio”!
 Autore: Calogero Rino Scurria
Trattasi di un Libro la cui intestazione è: Regione Siciliana OPERA UNIVERSITARIA – MESSINA - Servizi culturali Raccolta antologica delle opere partecipanti al Concorso di Poesia edizione 1988.
domenica 12 maggio 2019

Antonino Marino – (cittadino di Messina)

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