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Lucio Presta: “Volevo che i miei figli conoscessero un uomo diverso da quello di tutti i giorni”

“Nato con la camicia” una notte di febbraio del 1960

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Forse quel velo me lo aveva messo addosso proprio mia mamma, per proteggermi perché sapeva che non ci sarebbe stata, per nascondermi perché il male e la sfortuna non mi vedessero”. 
Un incipit carico di amore e tenerezza, parole che avvolgono il lettore, quelle di un figlio nei confronti di una madre che non ha mai conosciuto perché il destino la notte tra il 13 e il 14 febbraio del 1960 ha previsto un altro finale. Un finale triste ma carico di forza e speranza. Un momento intimo che Lucio Presta, uno dei più illustri e influenti manager e produttori televisivi italiani, ha deciso di raccontare in un libro autobiografico, “Nato con la camicia”, scritto in collaborazione con la cugina Annamaria Matera, e presentato nella Sala dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti dell’Università degli Studi di Messina. 
Dopo i saluti istituzionali del Rettore, prof. Salvatore Cuzzocrea e del Direttore del Dipartimento DiCAM, prof. Giuseppe Giordano, ha dialogato con l’autore il prof. Marco Centorrino, docente di Sociologia della Comunicazione. 
Tanti gli eventi raccontati, tappe significative della sua vita segnata da profondi cambiamenti: la morte della madre nel giorno della sua nascita, la scoperta di un fratello sconosciuto, il difficile rapporto con il padre che non lo ha mai abbracciato, la zia che lo ha cresciuto come un figlio, tre matrimoni, la morte della prima moglie, mamma dei suoi figli, la crescita umana e professionale. Un viaggio indietro nel tempo, uno sfogo per narrare a penna ciò che non è facile spiegare a voce, una storia intima fatta di momenti felici ed episodi drammatici. 
Volevo raccontare - dichiara Lucio Presta - la storia di Lucio. Lo dovevo ai miei figli affinché conoscessero il loro padre, da dove è arrivato, le fatiche che ha affrontato, la storia d’amore con la loro madre. Volevo consegnare qualcosa da raccontare un domani ai loro figli”. 
Un Lucio Presta senza veli, non dietro le quinte come è usuale nel suo lavoro, ma protagonista di una storia che racconta la mancanza di suo padre da ragazzo, gli anni vissuti in un istituto di salesiani, il profondo legame con don Bruno, da lui stesso definito come un padre, che si è interrotto nei primi anni Settanta, quando il sacerdote ha lasciato il collegio di La Spezia per svolgere la sua missione a Timor Est (dove, innamoratosi di una crocerossina, ha dismesso il saio per sposarla ed avere due figli), e si è rinsaldato quarant’anni dopo. 
Uno sguardo alla televisione di oggi, una televisione che “non deve educare, non deve sostituirsi alla famiglia però deve essere un riferimento etico, morale”. E ancora il pensiero rivolto anche alla sua terra, la Calabria, e alla sua città, Cosenza, “l’unico posto dove mi trovo al sicuro e protetto, dove sono felice di tornare ogni volta”. 
E quel bacio che sogna da quando è nato, “il bacio di mia madre che non ho mai avuto”. 
Questa è la storia di Lucio, non la storia di Presta... quella sarà un altro racconto.
domenica 31 marzo 2019

Cristina D'Arrigo

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