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Nota di un nostro lettore

Riflessioni su aspetti “seri“ ma discutibili

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Riceviamo e pubblichiamo una nota di un nostro lettore: 
Il termine “comicità” sottende comportamenti che provocano ilarità quando chi le genera è il cosiddetto “uomo della strada”. Quando invece sono causate da situazioni serie, gestite da uomini delle Istituzioni (scusate il gioco di parole) allora veramente si sorride di gusto anche se in modo sarcastico. Spesso e volentieri, la “risata” è determinata da episodi che riguardano il quotidiano, alcuni dei quali permeati di “serietà”,che invece finiscono per fare sorridere e spesso anche destare incredulità e sgomento. Un esempio pratico (più grave che pratico) ci è stato ammannito dalla “Giustizia”, relativamente alla tragedia che ha colpito il Villaggio di Giampiieri in conseguenza dell’alluvione del 2009. La Giustizia - oramai stabilmente ritardataria in questa nostra bella Italia - ha stabilito che non ci sono stati Amministratori o privati cittadini, responsabili e che dunque chi ha perso casa e affetti più cari, non abbia titolo per chiedere o sperare in alcun tipo di risarcimento. Speriamo che i successivi gradi di Giudizio possano alla fine rendere Giusta Giustizia e sentenziare che – a prescindere se vi siano stati responsabili – un equo risarcimento debba essere corrisposto. In altre parole, che valga il principio vigente nel campo dell’Infortunistica Stradale, dove il “Fondo di garanzia vittime della strada” interviene a favore di danneggiati i cui responsabili non hanno la copertura, oppure l’evento che ha prodotto il sinistro risulti causato da fattori naturali non prevedibili. E se il Fondo non c’è, che ne risponda comunque lo Stato. Ma nel quotidiano capita di assistere a episodi – roba leggera intendiamoci - che generano sgomento e ironia. Come quello vissuto personalmente l’anno scorso quale automobilista, mentre percorrevo la bretella che dal Corso Cavour immette sulla I Settembre. Una colonna ferma e strombazzante e - incredibile se non comico o esilarante - TRE – ripeto TRE - Vigili Urbani “impegnati” a multare TRE – ribadisco TRE – autovetture parcheggiate in divieto all’interno della Piazza l’una dietro l’altra, che comunque nulla avevano da spartire col casino in essere. E c’è poi quell’anziano di un Villaggio della zona nord che l’anno scorso o forse prima, viene multato per avere depositato il suo sacchetto di spazzatura fuori orario, su una montagna di rifiuti già esistente data la crisi del sistema di raccolta. Insomma siamo – risata più o arrabbiatura in meno – sul livello di episodi similari, tipo quello di Contrada Rigopiano del Comune di Farindola località in provincia di Pescara, dove il 18 gennaio 2017 si è consumata la tragedia con 29 morti e 11 feriti causata da una valanga che ha travolto e seppellito l’omonimo Albergo. Uno dei 29 morti era il ventottenne Stefano Feniello, il cui padre qualche tempo fa si è recato sul luogo del disastro, superando il nastro di recinzione della zona disposta dall'A.G., per deporre un fiore, e a distanza di qualche settimana gli è stata notificata a domicilio, la Multa di 4550.00 per “violazione dei sigilli”. Lucido e tagliente il commento del sig. Feniello: “Per quella strage non ha ancora pagato nessuno". L’unico a essere stato punito sono io.” Roba da ridere per quanto riguarda la sanzione, e da piangere per il resto. Per restare in tema ecco altri esempi di “seria comicità”. Un giovane musicista viaggia sul treno Milano-Genova portando come bagaglio a mano il suo violoncello nell'apposita custodia. Passa il controllore e gli contesta l’infrazione prevista dal Regolamento Ferroviario, poiché il suo violoncello è lungo 1 metro e dunque venticinque centimetri in più di quanto, prevede la norma, ossia che il bagaglio non deve superare le misure di 75x53x30. Una sorta di ”eccesso di bagaglio” la cui multa prevista è di 50 euro, che il solerte operatore ha inflitto al giovane musicista, provocando i laconici commenti e le mezze risate dei presenti. Sotteso l’avvertimento ai suonatori di contrabbasso: se vi becchiamo sul treno, è meglio che ci lasciate l’amato strumento. E se poi vogliamo proprio passare alle risate a ganasce aperte, ricordiamoci di quel fruttivendolo di Trento, multato perché aveva esposto in vetrina il cartello con scritto “fagiolini siciliani”invece che “fagiolini italiani” come vuole il regolamento. Oppure l’altro negoziante multato per avere esposto nella vetrina il cartello “vetrina in allestimento” in quanto “insita” nell’avviso la volontà di fare “pubblicità”. Oppure la parrucchiera di Lecco multata per essersi fatta la”piega” da sola senza emettere lo scontrino. Questi episodi io credo colpiscano quel sentimento umano che s’ispira alla logica del senso della misura, e che – inutile nasconderlo – spesso e volentieri subisce sganassoni che mal si conciliano con la norma per cui ogni pena comminata non debba provocare sarcasmo, oltre che essere commisurata alla violazione. Purtroppo la realtà è tutt’altra e quindi spesso e volentieri anche le cose serie finiscono in vacca. Siamo il Paese del rigore - qualche volta ottuso – senza sottacere il dato che alcuni cittadini protestino per il provvedimento ingiusto e che nell’occasione buttino dentro il calderone della protesta anche i provvedimenti cui dovrebbero attenersi senza battere ciglio. Vabbè facciamocene una ragione e continuiamo ad amare la nostra Italia con i suoi pregi, i suoi difetti e multe “à gogo”. Per quanto mi riguarda, spero prima o poi (ma non troppo “poi” vista la veneranda età) di prenderne una per: “ECCESSO DI FELICITA’”. 
domenica 10 marzo 2019

Antonino Marino

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