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Il Trittico fiammingo proviene dalla Galleria palermitana di Palazzo Abatellis

In mostra al MuMe il Trittico del fiammingo Gossaert

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Al centro la Vergine col Bambino in trono, negli sportelli laterali le Sante Dorotea raffigurata mentre decora con petali di rose un cesto e Caterina d’Alessandria che tiene in mano un libro che rimanda alla scienza da lei divulgata fra Angeli e scorci paesaggistici inclusi in una sontuosa cornice dipinta, sul verso degli sportelli i progenitori, Adamo ed Eva e sul retro il Leone rampante, stemma della famiglia Lanza. 
Sono queste le singole raffigurazioni che compongono il magnifico Trittico Malvagna del pittore fiammingo Jean Gossaert, detto Mabuse, vissuto dal 1478 al 1532. 
L’opera proveniente dalla Galleria palermitana di Palazzo Abatellis è stata esposta da sabato 2 a domenica 3 febbraio nell’area dedicata alle “Importazioni fiamminghe” del primo Cinquecento del Museo Regionale di Messina. Il trittico dipinto quasi come una miniatura, olio su tavola, i personaggi ritratti con posa di tre quarti e una minuzia nei dettagli è incluso nel supporto disegnato da Carlo Scarpa, architetto e museografo fra i più importanti del XX secolo, autore del Progetto, non realizzato, per il Museo nazionale di Messina del 1974/6, in sodalizio professionale con Roberto Calandra, ma anche dell’allestimento a Palazzo Zanca della mostra di Antonello da Messina del ’53 e del restauro di Palazzo Abatellis, nello stesso anno, che rappresenta una svolta nella concezione ottocentesca del museo operando quella fortunata integrazione e “complementarietà” fra gli spazi del “contenitore” e le opere o i manufatti “contenuti”. 
Il trittico rimase in seno alla collezione di Pietro Lanza di Trabia, barone del Mojo, nobile di origine palermitana, ma esponente di spicco dell’aristocrazia messinese ricoprendo la carica di segretario regio e principe dell’Accademia della Stella fino al 1680 quando, pervenuto illecitamente a Roma e conteso da Cristina di Svezia e dal duca Cosimo III confluì nelle collezioni medicee fiorentine. Rientrò a Palermo nel 1868 quando il principe di Malvagna ne fece dono al Museo Nazionale.
domenica 3 febbraio 2019

Cristina D'Arrigo

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