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In scena al Teatro Vittorio Emanuele da venerdì 1 a domenica 3 febbraio 2019

Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio in “Delitto e Castigo”

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Un omicidio che produce un castigo, una scissione, uno sdoppiamento nella personalità del protagonista. Una scrittura del romanzo, dove la realtà, attraverso il racconto in terza persona, è continuamente interrotta e aggredita dalla voce pensiero, in prima, del protagonista. Un viaggio tra i rumori, i suoni, le luci e i movimenti di una delle opere più lette e conosciute di Dostoevskij, “Delitto e Castigo” in scena fino a domenica 3 febbraio al Teatro Vittorio Emanuele. 
Un adattamento teatrale a firma di Sergio Rubini che cura anche la regia, per raccontare il tormento di Rodion Romanovič Raskol’nikov, interpretato da Luigi Lo Cascio, un giovane poverissimo e strozzato dai debiti, che uccide una vecchia e meschina usuraia. 
Uno spettacolo frutto di un nuovo progetto sul “teatro non teatro” che Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio ieri pomeriggio hanno raccontato in una gremita Sala Sinopoli del Vittorio Emanuele agli spettatori prima di andare in scena. Presente anche parte della compagnia con Roberto Salemi, Francesca Pasquini e G.U.P. Alcaro, esecutore, dal vivo, di musiche ed effetti sonori.
Essere qui per me è molto importante perché Messina è da sempre nel mio cuore – dichiara Sergio Rubini – in questa città, infatti, ho iniziato i primi spettacoli. Ma nel mio cuore c’è anche Delitto e Castigo che ho scoperto da ragazzo. Ci sono tornato più volte e ho sempre nutrito il desiderio di provare a metterlo in scena con una chiave specifica, Dostoevskij, infatti, nel marcare lo stato febbrile del protagonista racconta la sua ipersensibilità attraverso i rumori. Sono partito dalla rumorosità del testo cercando di conseguenza di coinvolgere lo spettatore non tanto sull’aspetto intellettuale ma più da un punto di vista sensoriale e poi arrivare a quello intellettuale. Ho voluto con me Luigi che conosco da molto tempo perché ci siamo formati nella stessa Accademia di arte drammatica di Roma, siamo partiti dal teatro per poi arrivare al cinema, abbiamo fatto un film insieme dove abbiamo condiviso il periodo delle riprese, siamo entrambi del Sud, ma soprattutto perché è portatore di questa nervosità e febbre di cui tutta è piena la letteratura di Dostoevskij”. 
Una nervosità quella del protagonista portata in scena da Luigi Lo Cascio che ha raccontato: “mi sono fidato delle suggestioni di Sergio Rubini che conosce il testo il mio studio è cercare di essere attendibile in base a quello che dico, cercare di essere intonato e stonato visto che il personaggio vive in una continua lontananza da tutti gli altri e di approfondimento giorno per giorno del testo. Ricomincio questo viaggio ogni volta come se fosse la prima volta”.
Una costante ricerca di verità nell’inquietudine male di vivere da parte di colui che da un lato si considera un grande uomo e tenta di convincersi che l'omicidio ha eliminato dalla faccia della terra un essere maligno, dall'altro lato, la consapevolezza di non riuscire a sfuggire ai sensi di colpa e al terrore di essere scoperto e meritare una punizione.
Delitto e Castigo – sottolinea Sergio Rubini – trasmette che in ognuno di noi c’è la capacità di uccidere e pentirsi. Che ad ogni crimine compiuto seguirà una fase di pentimento che rappresenta qualcosa di terribile, una croce pesante da portare”.
sabato 2 febbraio 2019

Cristina D'Arrigo

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