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La Notte del Liceo classico al “Trimarchi” di Santa Teresa di Riva

Genitori-figli: un rapporto “antico come nuovo”

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Il mondo classico, quel patrimonio inestinguibile ed inesauribile di valori, continua a parlare anche agli abitanti di una realtà come quella odierna. Una realtà del futile e del vano, dell’informazione rapida, dell’andirivieni costante senza alcuna meta precisa. Eppure, a questi strani “protagonisti” dell’oggi, a tutti gli infaticabili detrattori di un sapere considerato “vecchio”, il mondo classico continua a fornire insegnamenti, invita ad andare oltre, a riscoprire e riapprezzare valori che sembrano essere stati sepolti dal tempo. Una sepoltura, assolutamente, inesistente. Non esiste cenere, infatti, né saccheggio, che possa cancellare quanto di mirabile gli antichi ci hanno consegnato. Si tratta di un possesso per l’eternità, come ben si evince dalla canzone “Ti porterò a Pompei”, inno della Notte nazionale del Liceo classico 2019. Un evento, ormai, attesissimo, nato cinque anni fa da un’idea di Rocco Schembra, docente di latino e greco al Liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale. Una manifestazione, volta alla promozione della cultura umanistica, che ha visto impegnati, quest’anno, nella giornata dell’ 11 Gennaio, ben 433 licei classici di tutta Italia, 26 in più rispetto allo scorso anno.  
Una notte che vede trionfare la cultura classica che diviene trait d’union di tutto il territorio nazionale. Questa ideale rete di cultura ha unito agli altri licei anche il liceo classico “Trimarchi” di Santa Teresa di Riva, che ha fornito, ancora una volta, un contribuito di grande rilievo. 
Il Liceo “Trimarchi”, appartenente all’ I.I.S “Caminiti-Trimarchi” ha scelto, anche per il 2019, di unire i diversi momenti della serata mediante un unico filo conduttore: il rapporto genitori-figli. Un legame forte, inderogabile, ineludibile che il mondo classico, attraverso i suoi modelli educativi e paradigmi valoriali, può aiutarci a riscoprire. Può aiutarci ad attribuire, nuovamente, come sottolineato ieri in apertura, anche dal Dirigente Scolastico, C. Maria Lipari, giusta importanza al legame, dignità ed autorevolezza ai due ruoli naturali chiamati in causa. Può insegnarci tutto ciò anche oggi, in una realtà in cui sembriamo essere divenuti “orfani” di quell’amore più autentico che la vita può regalarci, quello genitoriale e filiale.  
La società greca indicava con  oikίla famiglia, il nodo primario delle comunità civiche, regolato da norme specifiche che avevano lo scopo di tutelare e perpetuare il patrimonio familiare e lo status giuridico dei membri di appartenenza. Alla base di tale nucleo sociale, però, c’era prima di tutto, un affetto sincero che i poeti classici ci raccontano con parole dal mirabile potere evocativo. Un amore genitoriale e filiale che i Greci trasmettono, in una straordinaria linea di continuità, ai Romani. Ed è proprio, ovviamente, dal mondo greco e romano che è partito il viaggio alla riscoperta del legame padre-figli, intrapreso, nella notte del classico, dal Liceo “Trimarchi”. A dare inizio alla serata, infatti, è stata una straordinaria sfilata che ha visto grandi “coppie” dell’antichità muoversi per le vie del paese di Santa Teresa di Riva. Da Villa Ragno alle porte del Liceo si è mosso un lungo corteo che ha visto gli studenti vestire i panni di questi eterni protagonisti del mondo. Ad apertura un gruppo numeroso di ninfe, seguito da divinità ed eroi come Zeus e Atena, Ulisse e Telemaco, Dedalo e Icaro, Demetra e Persefone, Alessandro Magno e Olimpiade, Enea, Ascanio e Iulio, Numitore, Rea Silvia e Romolo e Remo. 
Un corteo, senza dubbio, elegante che ha dato l’avvio ad una serata che, sin dalle prime battute, ha mostrato di avere molto da raccontare. Dal racconto di Ovidio, che ha narrato le storie degli dei ed eroi dell’antichità, protagonisti della sfilata, alla lettura dei due brani, “Laerte e Ulisse: il riconoscimento” e il “Lamento di Danae”, eseguita da due voci narranti d’eccezione, Francesco Coglitore e Rita Patanè
Un inizio in medias res per una notte che ha regalato al numeroso pubblico vari momenti di grande intensità e cultura. Non si può non ricordare, a tal proposito, la lectio magistralis della prof.ssa Elena Santagati, Docente di Storia greca al DICAM, che ha indagato le origini e le forme di questo rapporto operando un interessante excursus tra mito e storia. Non di minore rilievo, l’excursus artistico della dott.ssa Valentina Certo che attraverso i dipinti di Caravaggio e la pittura vascolare ha ricostruito la facies di questo inspiegabile legame. 
Due momenti culturali che sono stati intervallati da intermezzi musicali e danzanti che hanno visto protagonisti grandi ospiti come il soprano Carmine Elisa Moschella e la pianista Giovanna Sgroj ed il gruppo della scuola di danza Margot Fonteyn di Taormina. Altri intermezzi musicali sono stati curati dagli  studenti del Liceo come Giovanni Salimbeni al clarinetto e Giorgia Abate al flauto o ancora Lorenzo Allegra al violino accompagnato dal Carmelo De Luca al pianoforte. Talenti interni alle mura del Liceo, studenti amanti del mondo classico che, opportunamente coordinati dai docenti, hanno profuso tutte le loro energie non solo negli intermezzi musicali e nella sfilata, ma anche in momenti danzanti come “Crystallize” ad opera del Caminiti Ballet Group, in recital di brani tratti dalla letteratura italiana, latina, greca, inglese e francese, ed in emozionanti perfomance teatrali. In queste ultime i ragazzi hanno impersonato, magistralmente, eroi come Ulisse e Telemaco, Edipo e Antigone. Nello specifico, Samuele Guarnera ha scritto la breve pièce relativa all'Odissea e interpretato, al meglio, il ruolo di Ulisse; Giorgio Stopo, invece, quello di Edipo, ispirandosi alla tragedia "Edipo a Colono".  Entrambi, con le loro straordinarie performance, hanno fatto comprendere al pubblico cosa volesse dire, all’epoca, amare il proprio padre. 
Un amore che oggi è da riscoprire e ricostruire come base di un rapporto che, diventa, sempre più conflittuale e meno empatico e tenero. Come la Notte del Liceo “Trimarchi” ci ha ampiamente dimostrato, attraverso le parole e gli insegnamenti dei classici siamo ancora in tempo, però, per poterlo fare, per sopperire a questo bisogno, a questa mancanza, per tornare ad essere figli e non più “orfani”. Ecco che, ancora una volta, si conferma l’immortalità della classicità e dei suoi valori, che ci consentono di tornare, come ben ricorda, “Ti porterò a Pompei”, costantemente, “antichi come nuovi”.


sabato 12 gennaio 2019

Alessia Vanaria

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