il Cittadino di Messina - quotidiano e settimanale on-line: l'informazione gratuita ovunque tu sia.

“Ferrovecchio” di Rino Marino in scena al Clan Off Teatro

Forme di sopravvivenza si intrecciano in una realtà atemporale

Stampa
Un salone da barbiere dismesso, qualche ragnatela qua e là e qualche chiodo arrugginito alle pareti. Questa realtà spazialmente circoscritta, ma temporalmente dilatata costituisce l’ambientazione di “Ferrovecchio”, la pièce teatrale di Rino Marino in scena questo week end al Clan Off Teatro. 
Tutto è rimasto lo stesso in questo piccolo spazio, non è mai cambiato nulla. Non si conosce, nemmeno, quando ha avuto inizio la storia di ogni singolo oggetto lì riposto, è lì da sempre. “Di quannu?I tannu”. Ed è “i tannu” che l’istante sembra aver perso la sua fugacità, e sembra essersi terribilmente cristallizzato. “Cose, case e cristiani” sembrano scampati al tempo, eppure le lancette hanno continuato il loro corso e le vite dei due protagonisti ne sono testimonianza concreta. 
Le loro strade si riuniscono in questo girovagare costante nel mare tempestoso dell’esistenza. Uno è un vagabondo che, montando in sella ad una vecchia e arrugginita bicicletta, cammina senza alcuna meta ma con il solo obiettivo di scacciare i “mali pinseri”. L’altro è un barbiere che per un tragico scherzo del destino ha dovuto abbandonare la sua professione e adesso è additato dal popolo come “il folle”. Nella sua “putia” non entra più nessuno, non si vede un “cane” nemmeno lungo la strada. 
Due esistenze, due forme di sopravvivenza che si incontrano e si intrecciano in una realtà atemporale. Una realtà in cui dialogano per cinque minuti, e poi per altri cinque e ancora altri cinque. Ripercorrono le loro esistenze, quelle dei loro cari, quelle di amici come il compare Nenè. Il loro modo di relazionarsi è fatto, talvolta, di silenzi, molto spesso di dialoghi serrati che li mettono l’uno contro l’altro. Eppure, hanno necessità di comunicare, hanno bisogno di farlo così come hanno scelto fermamente di affrontare tutti gli ostacoli che la malasorte ha posto lungo il proprio percorso esistenziale. 
 Adesso sono giunti al termine della loro lotta quotidiana. Il ferrovecchio di quella bicicletta è esattamente speculare alla ruggine che pervade la loro esistenza, ormai alle battute finali. Restano mani piene di mosche, occhi che non sono buoni nemmeno per piangere. 
Occhi che hanno visto esistenze passare e svanire, e che vedono adesso solo segni di inarrestabile decadenza. Una decadenza che coinvolge individui che il mondo costringe a vivere in una condizione che non hanno scelto. Nomi, oggetti, nulla ha più importanza in una realtà simile.  
Una concezione esistenziale magistralmente raccontata dai grandi attori protagonisti di questa pièce, Rino Marino e Fabrizio Ferracane. Due professionisti che tornano per il secondo anno consecutivo al Clan Off, offrendo, nuovamente, prova della loro abilità teatrale. Si mostrano, straordinariamente, capaci di coniugare riflessione ed ironia in uno spettacolo che vede la nostra Sicilia sullo sfondo. Una Sicilia d’altri tempi che non sembra, per certi versi, molto dissimile dalla nostra. Il tempo scorreva velocemente in quel salone dove si incrociavano vite e si intrecciavano storie. Ora tutto sembra fermo anche se le lancette scandiscono, a cinque minuti alla volta, il cammino dell’esistenza. E quel che resta è solo quel ferrovecchio di una bicicletta, di una chiave o di qualche chiodo qua e là. Resti i tannu, di un passato imprecisato, di ciò che è stato e che più non sarà.
domenica 16 dicembre 2018

Alessia Vanaria

    Vai a pagina
    segui il meteo