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L’accorato appello dei direttori artistici del Teatro, Matteo Pappalardo e Simona Celi

Teatro V.E., amarezza e voglia di ripartire

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Amarezza e voglia di ripartire. Queste le due sensazioni, le due anime contrastanti di un ente Teatro, quello del Vittorio Emanuele, che si è raccontato stamani in conferenza stampa innanzi ad una platea di giornalisti e dipendenti. “Il teatro non è in agonia”, come hanno tenuto a precisare i direttori artistici di musica e prosa, Matteo Pappalardo e Simona Celi, “il teatro è vivo”. Non manca la voglia di rinascere, di alzare il sipario sulle nuove stagioni, ma gli interrogativi sono ancora molti.  
Interrogativi che esigono risposte in tempi brevi da parte di una Regione che è chiamata, adesso, all’azione. Negli ultimi due anni i direttori artistici si sono trovati ad interloquire ora con un Commissario straordinario, ora con un CDA, ora con un Commissario ad acta. Nessuna soluzione di continuità, nessuna possibilità di rilancio concreto del teatro cittadino.
Eppure, nonostante gli attacchi e le polemiche dell’estate appena trascorsa, guardando ai numeri non si può, certo, negare che una crescita c’è stata. La stagione di musica 2017/2018 ha registrato oltre 200 mila euro di incassi per un totale di quasi dodicimila spettatori. Numeri completamente differenti da quelli della stagione 2016/2017 che ha portato nelle casse dell’ente poco più di 17 mila euro di incassi. Spettacoli per cui nel 2017 si sono avute al massimo 300 presenze, hanno lasciato il posto ad altri dell’ultima stagione che hanno raggiunto, talvolta, tra abbonati e biglietti, le 1000 presenze.  
Cifre che non testimoniamo, sicuramente, la morte di un grande Teatro come quello cittadino. Un teatro che, negli ultimi mesi, come messo in evidenza dal direttore artistico Simona Celi, non è stato certo rispettato come meriterebbe. “è stato trattato come un piromane tratta il bosco.” L’ente è divenuto bersaglio di una corsa al lancio di cerini accesi. Attacchi demistificatori della verità che danneggiano, inutilmente, l’immagine del Teatro Vittorio Emanuele. Una realtà che per il Ministero non esiste, in quanto non fautrice di produzioni. Ed è innegabile che negli ultimi anni non ci siano state produzioni come EAR, Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina. 
Se il passato è passato, adesso, però, si deve guardare al futuro. Le stagioni sono pronte, il Teatro è pronto ad ospitare grandi compagnie, a riaccogliere il suo pubblico. Il sipario, però, non si potrà alzare fino a quando la Regione non passerà dal dire al fare, dal pensiero all’azione. Fino a quando la Regione non darà al Teatro una “governance”, un CDA, una base solida attraverso cui costruire il domani. Un’azione che deve consumarsi, però, in tempi brevi. I tempi di un ente teatrale non sono, per nulla, quelli della politica. Se non si porrà fine a tale situazione di stallo, si metterà a rischio la stagione, gli accordi presi con le varie compagnie, la campagna abbonamenti, e i vari progetti con scuole e non. 
Non si può decretare, in questo modo, la morte di un grande teatro come quello cittadino, non si può impedire, così, che il sipario si alzi sul secondo palcoscenico più grande d’Europa. The show must go on. E perché ciò accada, è necessario un serio impegno politico della Regione. Non esiste bandiera o colore politico in questa lotta in difesa del nostro Teatro.

Foto di Antonio De Felice

venerdì 14 settembre 2018

Alessia Vanaria

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