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“Amigdala” chiude la stagione del Clan Off Teatro

I mille volti di un eterno e oscuro sentimento

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Alcune figure si muovono lentamente e furtivamente in una scena teatrale illuminata da un fievole fascio di luce. Un fascio la cui intensità diminuisce sempre più fino a lasciare il posto ad un buio inesorabile. Inizia, così, in maniera estremamente efficace lo spettacolo teatrale “Amigdala” in scena fino a domani al Clan Off Teatro
Una pièce che si propone di indagare sull’origine di un sentimento che attanaglia, da sempre, l’uomo rendendolo, talvolta, incapace di agire, altre volte estremamente risoluto e determinato. Un sentimento quello della paura che è una costante del vivere umano, individuale e collettivo. Lo si prova in circostanze differenti, ma ogni qual volta che esso si impadronisce del corpo umano, ad essere particolarmente stimolata è una parte ben precisa della nostra “macchina”: l’Amigdala. Con questo termine, derivato dal greco amygdálē cioè mandorla, si designa quel piccolo aggregato di vari nuclei che fa parte del sistema limbico, ovvero quel sistema deputato all’elaborazione di sentimenti, emozioni, comportamenti e istinti. 
Esplorare, indagare la paura significa ricercarne tutte le possibili cause, valutare, considerare tutte le possibili reazioni umane. Un viaggio, senza dubbio, non di facile percorrenza che “Amigdala”, pièce targata Clan degli attori, affronta in maniera ineccepibile. Giochi di luce, movimenti risoluti, racconti di attimi difficilmente quantificabili secondo i canoni di un tempo oggettivo, diventano cifra caratterizzante dello spettacolo. Una bimba racconta la sua paura del buio, un uomo quella della malattia, un ragazzo quella di alcune voci che risuonando giorno dopo giorno lo hanno condotto a compiere atti estremi, a conoscere la follia. C’è, poi, chi vive la guerra, ne conosce e ne teme i pericoli ma cerca, ad ogni modo, di affrontarli; chi, pur provando timore, tenta di difendersi da quel boia che usa l’arma della violenza; chi deve salutare troppo presto quella straordinaria nascita di una nuova vita che si sta compiendo nel suo grembo. 
 Atti, reazioni simultanee ed istantanee, conseguenze di paure diverse, unite, però, da un comune denominatore: la paura della morte, il timore di dover abbondonare ciò che è nostro oggi e che vorremmo restasse tale per sempre. Un timore che le parole degli autori dei testi, Orazio Abate, Nino Cosenza e Giovanni Maria Currò descrivono al meglio, riuscendo a declinarlo egregiamente in tutte le sue sfaccettature. A donare ai testi quel quid in più sono stati, oltre l’eccezionale bravura degli attori, gli straordinari giochi scenici. Maschere luminose per illuminare i volti di corpi lasciati nell’ombra, corpi illuminati a scatti improvvisi o solo parzialmente, inquietanti voci fuori campo. Sono solo alcune delle più che efficaci scelte di regia di Giovanni Maria Currò e Mauro Failla. Scelte che hanno trasportato lo spettatore in una dimensione altra da quella del reale, in una dimensione quasi onirica dove quei piccoli flash come incubi sembravano prendere luogo. 
Una pièce di rilievo che chiude una stagione teatrale che ha regalato grandi emozioni e momenti di grande teatro. Spettacoli di alto tenore che hanno messo, indubbiamente, a tacere le opinioni di alcuni malpensanti che non riponevano fiducia in quella che si è rivelata, come da titolo, “uno spettacolo di stagione”. Al Clan Off e alle sue anime fondatrici, Mauro Failla e Giovanni Maria Currò, va il nostro plauso per aver animato culturalmente, anche quest’anno, la nostra Messina, per crederci sempre nonostante gli ostacoli che si incontrano lungo un cammino non di certo agevole. Mentre cala il sipario sulla stagione 2017/2018, al Clan Off si comincia già a pensare a disegnare, a definire quella futura. Non resta che attendere i prossimi spettacoli, le prossime occasioni in cui il teatro avrà possibilità di mostrare, ancora una volta, il suo volto migliore.


sabato 5 maggio 2018

Alessia Vanaria

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