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In esposizione fino al 18 aprile al Teatro Vittorio Emanuele

Inaugurata la mostra “Le porte della percezione” di Pandolfo

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Ci troviamo di fronte ad un universo trasfigurato in una costellazione di simboli posti al centro di una natura insieme fascinosa e tremenda, sacra e violenta, senza uomini né dei, ma solo essenze oscure, camaleontiche, dal corpo estraneo, illogico come l’effetto pauroso di un’apocalisse”. 
Con questo incipit la giornalista Patrizia Danzè, ieri pomeriggio nell’atrio del Teatro Vittorio Emanuele di Messina ha presentato la mostra “Le porte della percezione” di Ignazio Pandolfo
Inaugurata nell'ambito del progetto “Opera al centro”, curato da Giuseppe La Motta, ha visto il coinvolgimento del Sovrintendente del Teatro Egidio Bernava, del sindaco di Messina, Renato Accorinti, dell’assessore alla Cultura, Federico Alagna
Creature metamorfiche si aggirano tra le tele di Pandolfo, fuoriescono da sfondi dai colori accesi. Sono in un limbo tra realtà e immaginazione, tra vita e morte. Non c’è un passato ne un presente, non ci sono uomini ne dei, non c’è un universo ma infiniti universi, ragnatele e labirinti tra fiori particolari e animali. Ricorre spesso il serpente, segno della ciclicità della vita e della natura, un eterno ritorno dell’uguale nietzschiano. Una ciclicità dell'universo che sfocia nella negazione della finitezza del tempo. L'attimo dunque merita di essere vissuto per se stesso come se fosse eterno. 
Una pittura simbolica accompagna il percorso di Ignazio Pandolfo, scrittore, fotografo, oltre che pittore e medico di professione. Docente universitario fino al 2010, ha sempre affiancato alle proprie funzioni professionali attività di tipo creativo. Egli, infatti, a tutt'oggi, continua a praticare la pittura sia figurativa che informale, passione che negli anni si è concretizzata nella partecipazione a numerose mostre collettive e personali, sia a Messina che in ambito nazionale (Firenze, Cremona, Milano, Bari, Foggia, Catania) che all'estero (Parigi, S.Pietroburgo, Londra). 
Una bellezza che sta negli occhi di chi guarda le tele, di chi davanti a tanto enigma rimane coinvolto e perturbato in una costante tensione e ricerca di ciò che sta oltre, come nella tela “Maternità” dove uno sfondo azzurro contrasta con il drappo rosso che avvolge il corpo di una Madre dal volto sofferente mentre tra le braccia stanche tiene il bambino. Un trono accoglie la scena e ricorda molto la Pietà di Michelangelo: “racconta – scrive Patrizia Danzè – disillusione e disperazione, ma anche speranza, perché a quell’essere, saldo nelle sue mani, il suo grembo ha dato vita”. 
La mostra sarà visibile fino a mercoledì 18 aprile, tutti i gironi (escluso il lunedì) dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.00. 
Foto di Antonio De Felice
sabato 7 aprile 2018

Cristina D'Arrigo

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