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“Malagrazia” della compagnia Phoebe Zeitgeist in prima nazionale al Clan Off Teatro

Una pièce che sfida la tradizione

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Due fratelli vivono chiusi in un luogo estremamente circoscritto, in un bunker privo di finestre, di qualsiasi collegamento con il mondo esterno. Vogliono preservare questa loro condizione, vogliono stare lontano da ciò che accade fuori, dove si “muore a ciclo continuo”
Questa inusuale lotta è al centro dello spettacolo teatrale “Malagrazia” della compagnia Phoebe Zeitgeist, per la regia di Giuseppe Isgrò in scena, in prima nazionale, al Clan Off Teatro. Il palcoscenico diventa l’emblema di un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. Un luogo in cui i due fratelli giocano, simulano la vita reale, si pongono continui interrogativi destinati a non trovare, molto spesso, nessuna risposta. Indagano sull’origine della propria esistenza, sulle ragioni che li hanno resi orfani, reinventano la propria storia. Indagano sulle cause della fine, su quell’assurda natura che sembra avere come unico scopo costante quello di mietere vittime. I vulcani, ad esempio, uccidono e nuove vite si spengono. E mentre fuori si consuma senza sosta questo ciclo di morte, i due fratelli restano asserragliati nella loro realtà. Vivono unicamente del loro rapporto fatto di gioco, di lotta, di prevaricazione, di amore che va oltre il lecito e il comune. 
Malagrazia è il nome dell’isola che ospita Melo e Bastiano, Malagrazia è la controversa capacità umana di resistere alla catastrofe. La catastrofe di fronte alla quale cresce inesorabile la paura di restare soli con se stessi. Quando si celebrerà, però, la vittoria su tale paura, sarà allora, dicono i due fratelli, che “saremo diversi da qualcosa, finalmente”
Una pièce che ha origine da uno studio dedicato a Franco Scaldati, drammaturgo, poeta, attore e regista palermitano scomparso nel 2013. Una pièce contraddistinta dalla drammaturgia di Michelangelo Zeno che si prefigura, senza dubbio, come innovativa e anticonvenzionale. Pathos, ritmi e dialoghi incalzanti, rumori di tacchi sorprendono e tengono alta, costantemente, l’attenzione dello spettatore. Gli attori giovanissimi, Edoardo Barbone e Daniele Fedeli, portano in scena questo dramma che affligge l’umanità odierna muovendosi con grande maestria sulla scena. La loro interpretazione conferisce, senza dubbio, alla pièce un grande valore aggiunto. 
Eppure, nonostante questo quid in più, la pièce stupisce ma non convince. Al di là della bravura dei due attori, dei ritmi narrativi veloci, i temi centrali sembrano essere trattati solo con l’unico intento di perseguire l’anti convenzionalità, di voltare le spalle a ciò che è il teatro della tradizione. Svecchiare, innovare significa operare delle scelte più che mai lecite e gradite. Scelte che, in questi ultimi anni, hanno conferito al teatro una natura nuova, un volto più che apprezzabile. Un volto che si è fondato e si fonda, comunque, su ciò che il teatro è stato per costruire ciò che potrà essere domani. Dare un calcio alla tradizione operando scelte anti convenzionali è senza dubbio un atto coraggioso ma non per questo destinato alla vittoria. “Malagrazia” aveva dalla sua attori e materia narrativa ma la resa scenica è divenuta, talvolta, eccessiva, ha superato quella linea sottile che ne avrebbe determinato una maggiore apprezzabilità da parte del grande pubblico. Non si può, certo, però, non lodare il coraggio che ha animato la costruzione della pièce. Quel coraggio che è sempre stato la forza distintiva della compagnia Phoebe Zeitgeist, che l’ha portata, in passato, e la porterà ancora, in futuro, a creare mondi scenici nuovi degni di ogni nota.


domenica 11 marzo 2018

Alessia Vanaria

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