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Gli Shakespeare Sonnets e Duets di Mario Castelnuovo-Tedesco incantano il Palacultura

Un difficile ma ben riuscito esperimento artistico

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Un mirabile e ben riuscito accostamento di note e parole. Questa la frase che meglio può riassumere la bellezza di un esperimento artistico come gli “Shakespeare Sonnets & Duets” di Mario Castelnuovo-Tedesco. Un esperimento che ha preso vita, questo pomeriggio, sul palcoscenico del Palacultura nell’ambito della 97̊ stagione concertistica della Filarmonica Laudamo, grazie alle voci del soprano Valentina Coladonato, del tenore Mirko Guadagnini e alla bravura al pianoforte di Claudio Proietti
Un accostamento di note e parole tutt’altro che semplice, specie se le parole sono di natura poetica come nel caso dei sonetti di Shakespeare. Un ostacolo che è stato, però, facilmente superato da Mario Castelnuovo-Tedesco nel lontano 1944 quando consegnò al mondo, timidamente, i primi Sonnets per poi dare la luce, fra il 17 Agosto e il 13 Ottobre del 1945, ad una successione di ben 22 sonetti. Col tempo si aggiunsero al novero altri componimenti fino ad arrivare ad un totale di 32, di cui tre misteriosamente destinati al coro. 
Una prova ardua anche per un grande compositore come lui. Una prova che non poté mostrare, subito, al pubblico tutta la sua efficacia e bellezza, dal momento che gli Shakespeare Sonnets rimasero, a lungo, inediti. Custoditi nella Library of Congress di Washington apparvero solo in sporadiche e occasionali esecuzioni parziali fino a quando di recente non sono stati, finalmente, editi e registrati integralmente da tre mirabili artisti.
Tre artisti che portano il nome di Valentina Coladonato, Mirko Guadagnini e Claudio Proietti, tre artisti che sono anche i protagonisti del concerto tenutosi oggi al Palacultura. Un’esecuzione musicalmente ineccepibile, al contempo vivace e capace di tenere sempre alta l’attenzione del pubblico. Ritmi lenti hanno lasciato il posto, via via, a ritmi più cadenzati, tutti sempre sottolineati dal suono del pianoforte, in grado di esprimere anche ciò che la voce, talvolta, non vuole o non può dire. Non vuole o non può descrivere un sentimento che sfugge ad ogni controllo come l’amore, protagonista di diversi sonetti come Thy bosom is endeared with all hearts, My love is strengthened, though more weak in seeming, Let not my love be called idolatry. Un sentimento che provoca infinto piacere in vita, ma altrettanto dolore nel momento in cui la morte separa definitivamente i due amanti. Ecco che nascono parole struggenti come quelle del sonetto No longer mourn for me when I am dead, dove l’amante chiede alla sua amata di non ricordarlo se il ricordo provoca in lei dolore. Parole figlie di un amore vero che in quanto tale “è un faro sempre fisso, che guarda alle tempeste e non è mai scosso”. Un faro che non cambia mai natura con il passare del tempo, e Shakespeare ne è pienamente convinto, come ben si evince dal sonetto Let me not to the marriage of true minds: “Amore non è il buffone del Tempo, anche se rosee labbra e guance/ cadono sotto la sua falce ricurva/ Amore non cambia con le sue brevi ore e settimane/ma resiste fino al giorno del giudizio universale./ Se questo è sbagliato e mi viene dimostrato/ allora vuol dire che io non ho mai scritto, e che nessun uomo ha mai amato”
Racconti d’amore magistralmente narrati dalle voci di Valentina Coladonato e Mirko Guadagnini, condensati ora in sonetti che hanno una propria autonomia teatrale, ora in eccezionali e ancora inediti Duets con testi tratti da “Romeo and Juliet”, “The Merchant of Venice” e “The Timing of the Shrew”. Testi che sono stati non solo ben eseguiti vocalmente ma anche opportunamente interpretati dai due artisti, come nel caso del vivace scambio di battute tra Katherine and Petruchio. 
Singoli elementi di un esperimento artistico che convince ed esce fuori dal coro per la sua bellezza. Una bellezza ricercata e ardita, figlia di un connubio tutt’altro che semplice tra musica e letteratura. Due arti che hanno collaborato elegantemente: la musica ha dato voce al detto e al non detto della poesia, ha valorizzato suono e senso di ogni parola, di ogni verso. La musica è divenuta, dunque, una “poesia parlante” e la letteratura una “musica taciturna”.

lunedì 12 febbraio 2018

Alessia Vanaria

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