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In scena al Clan Off Teatro il celebre capolavoro di Dickens

Il vecchio Scrooge impara ed insegna ad amare

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Non c’è Natale senza “Canto di Natale”, il celebre capolavoro di Charles Dickens. Un capolavoro che, anno dopo anno, rivive costantemente al cinema così come al teatro. Eppure, non basta, certo, la magia ed il fascino senza tempo del testo a consacrare la buona riuscita di un qualsiasi prodotto teatrale o cinematografico che sia ad esso legato. Non può mancare, infatti, in particolare in ambito teatrale, una resa scenica efficace che conferisca quel quid in più alla storia, che permetta allo spettatore di immedesimarsi al meglio nella figura del burbero Scrooge, Una difficoltà non di poco conto che diventa, però, facilmente arginabile per registi abili come Simone Corso che ha curato la messa in scena di “Il Natale del Signor Scrooge”. Lo spettacolo, in scena sino ad oggi al Clan Off Teatro e rientrante nella stagione “BimbialClan”, si rivela sin dalle prime battute davvero ben costruito al punto da non deludere ma anzi da convincere pienamente gli spettatori di tutte le età presenti in sala. 
Lo spettatore della pièce in questione ha modo di conoscere subito, come lo stesso Dickens vuole, il burbero, avaro, meschino protagonista: Ebenezer Scrooge. Egli trascorre il suo tempo chiuso nel proprio ufficio pensando unicamente al proprio denaro, l’unica sua ricchezza, l’unico bene che desidera accrescere e salvaguardare. Non conosce gioia o calore umano, e lo dimostra anche nel rapporto con il suo dipendente Cratchit. Un uomo che Scrooge conosce da tanti anni, ma di cui non sa assolutamente nulla. Avaro e burbero quale è, Scrooge odia il Natale che considera solo un modo per perdere una giornata lavorativa. Eppure, proprio la notte di Natale Ebenezer riceverà, dopo la visita del fantasma del suo socio in affari Marley, la visita di tre spiriti: del Natale passato, presente e futuro. Egli ha modo così di rivedere e rivivere alcuni tristi attimi dei Natali passati, ha modo di conoscere ciò che ignora del presente come ad esempio la misera vita del suo dipendente e della sua famiglia, e ciò che, se la sua condotta rimarrà tale, accadrà in futuro. Il ticchettio continuo ed inesorabile delle lancette segna lo scorrere del tempo fino a quell’alba, simbolo di una nuova vita, di una nuova opportunità che gli si è voluta concedere.  
Un nuovo inizio per il burbero Scrooge, interpretato magistralmente sulla scena da Michelangelo Maria Zanghì. L’attore che ha reso onore al meglio al personaggio creato da Dickens, è stato affiancato da altri grandi interpreti come Michele Falica, Adriana Mangano e Francesco Natoli. Quest’ultimi si sono dimostrati altrettanto abili nel vestire e svestire rapidamente i panni di tutti coloro, terreni e non, che la storia vuole vengano a contatto con Scrooge. Un’abilità interpretativa a cui si è affiancata una resa scenica davvero straordinaria. Non è facile rendere a teatro un testo complesso come quello di Dickens. Simone Corso vi è riuscito al meglio per di più senza l’ausilio di complessi effetti scenici. Una scenografia semplice, segnata dalla presenza sul retro, di un solo orologio e dalla sedia del protagonista nella parte anteriore. Una scenografia che hanno efficacemente “riempito” gli attori che con l’ausilio di oggetti molto semplici hanno raccontato e fatto rivivere la magia del Natale di Dickens.  
Una magia che ognuno di noi dovrebbe conoscere. Una storia che educa gli uomini di tutte le età ad amare il prossimo e a rispettarlo non solo nel periodo di Natale. Una storia che insegna a non agire in modo meschino e superficiale come il vecchio Scrooge ma ad adoperare al meglio il tempo che ci è concesso di vivere su questa terra. Solo cogliendo il valore delle piccole cose, imparando ad apprezzare la gioia che solo il calore umano è in grado di donarci, potremmo “scongelare”, come Scrooge, il nostro cuore, e dare vita ad un nuovo inizio.


domenica 7 gennaio 2018

Alessia Vanaria

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