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Al Clan Off Teatro in scena “Mari/age” di Rosario Palazzolo

Un disarmante invito ad una festa surreale

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Il sipario si alza, una donna grida “Benvenuti” e invita gli spettatori ad accomodarsi in sala per prendere parte ad una strana festa. Inizia così in maniera improvvisa, in medias res la pièce teatrale “Mari/age” di Rosario Palazzolo in scena fino a domani al Clan Off Teatro
Una pièce che sorprende il pubblico sin dai primi attimi quando ci si rende conto di non essere semplici spettatori ma co-protagonisti, invitati ad un matrimonio molto surreale. Musica ad alto volume, luci, effetti vari, due donne che ballano in maniera esagitata come se non riuscissero a star ferme, come se volessero gridare al mondo la gioia di quella giornata. Non è un giorno come tutti gli altri nella grigia Palermo. E' il giorno del matrimonio di Samantha, una donna che tutta la città conosce come una sorta di “Madonna in terra” e obbliga a dispensare miracoli quotidianamente. Una vita di prigionia la sua, fatta di una solitudine estrema interrotta solo dalla vista di qualche passante che osserva muoversi per le strade della città mentre si trova chiusa nella sua dimora. Osserva come ciascun individuo si comporta, come cammina a testa bassa per paura di incrociare il suo sguardo. Mette in moto l’immaginazione, l’unica sua ancora di salvezza, l’unica via di fuga da una realtà che ha ben poco di piacevole da regalarle. L’immaginazione di ciò che è possibile la conduce in scenari che molto probabilmente non vivrà mai. Ecco che vive il giorno del suo matrimonio con quel Girolamo che ama senza essere innamorata. Ecco che la strana festa ha inizio e che si snoda pian piano, tra taglio della torta e ballo degli sposi, seguendo i passi di una surreale routine. 
Questi sono gli ingredienti di uno spettacolo che sicuramente non annoia dal momento che trascina lo spettatore in un vortice di sensazioni generate dalla completa rottura dell’illusione scenica. Una rottura che qualche battuta salace e anche un po’ volgare avvicina parzialmente al metateatro plautino, ma che ha molto di pirandelliano. Ognuno sulla scena indossa una maschera volontariamente come le perfide cugine Fatima e Rita, involontariamente come il povero Girolamo o il pubblico. Quest’ultimo partecipa all’azione scenica, ne viene, talvolta, anche suo malgrado coinvolto divenendo incapace di discernere tra realtà e finzione. 
In questa realtà surreale fatta di orologi dalle lancette che camminano costantemente avanti e indietro disegnando spazi temporali inesistenti, si muovono gli attori protagonisti: Delia Calò, Viviana Lombardo, Sabrina Petyx, Dario Raimondi e Chiara Italiano. Attori che interpretano magistralmente il proprio ruolo, indossano la propria “maschera”. 
Ad un’interpretazione teatrale ineccepibile, ad una resa scenica molto curata fa da contraltare, però, il risultato finale che non convince pienamente. Lo spettacolo diverte anche se, talvolta, l’ironia si tinge di irriverenza, ma lascia nel pubblico un senso di “amaro in bocca”. Un senso generato da quella profonda rottura dell’illusione scenica attraverso cui viene raccontato il giorno del matrimonio di Samantha. Un racconto che, nonostante la platealità degli atteggiamenti delle cugine, il pubblico crede veritiero. La scoperta finale cambia o meglio sconvolge le “carte” in tavola, lasciando di sasso lo spettatore che, come sollecitato a fare, abbandona la sala così rapidamente come vi era entrato. La festa è finita, è ora di svestire i panni degli invitati al matrimonio di Samantha e di tornare ad indossare le proprie “maschere” del quotidiano.


sabato 28 ottobre 2017

Alessia Vanaria

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